—Forse il mondo è troppo grande perchè noi donne possiamo comprenderlo, ma ho sentito che non sareste più ritornato dal vostro nel mio.
—Io vi amo, Bice.
—Ancora!—ella ribattè con ironia rassegnata.
—Qualunque siano i miei torti, dovete credere….
—Di qual fede volete voi parlare, Lamberto? Io non so che cosa sia l'amore degli uomini: esso può, secondo voi, dimenticare e transigere. È così, non è vero? Invece io sono tanto poco donna, che il vostro amore non saprebbe vivere di me: non m'interrompete, Lamberto. Nessuna generosa menzogna potrebbe cambiarmi la coscienza che ho di me stessa: vedete che non mi lagno.
—Così mi umiliate doppiamente.
—La colpa è della mia memoria, che in voi non ha potuto difendersi contro impressioni più gradevoli. Eccovi la mano, Lamberto, restiamo amici.
—È impossibile!—proruppe.—Vi dirò tutto, piuttosto che restare sotto il peso di questa bontà, che mi schiaccerebbe.
Con un gesto risoluto e grazioso, le prese una mano appressandole insensibilmente il volto al volto: i suoi occhi neri sfavillavano.
—Bice,—riprese con voce commossa,—quando vi avrò confessato che noi uomini diventiamo brutali, anche se ci brilla nell'anima la più santa delle immagini, ne saprete forse quanto prima: eppure è così. Quella donna, della quale un angelo come voi non potrebbe essere geloso, l'ho conosciuta; è vero, non ci pensavo, ma il mondo è così stupidamente fatto, che per lei ho dovuto arrischiare inconsideratamente la mia vita e ferire un compagno. Però essa non mi è mai entrata nel cuore: mi credete, non è vero?