—Sì.
—Allora mi perdonate.
—Non sono io che lo posso: dovrà perdonarvi quel vostro compagno, egli è il solo ferito.
Lamberto le lasciò cadere la mano; ella fece un passo addietro afferrando la pelliccia; egli raccolse lo spencer. Era diventato pallido; automaticamente Bice si rimise la pelliccia.
—Ve ne andate?
Ella gli tese la mano, col suo dolce sorriso.
—Addio, Lamberto.
—Così freddamente!—gridò, reprimendo a stento la collera:—adesso comprendo che non mi avete mai amato.
Una fiamma si accese negli occhi cilestri di Bice. Egli stava per prorompere, ma una improvvisa umiliazione lo colse di essere invano così giovane e bello per quella gracile creatura, che sino allora aveva creduto di trascinare vittoriosamente dietro al carro della propria vita. Bice gli sfuggiva in alto, come una di quelle immagini, che paiono risalire verso l'aurora della nostra infanzia, mentre noi discendiamo pel meriggio verso il vespro.
—Resterete a pranzo colla zia?