La signora Ginevra Benini, da molti anni vedova del conte Ramponi, non aveva mai avuto figli; sua sorella Ada invece era morta dopo aver dato alla luce la piccola Bice, così mingherlina allora, che nessuno la credette capace di vivere. Un lungo dramma d'amore aveva riempito e troncato la vita di Ada, quasi sul fiore, poichè toccava appena i vent'otto anni, e la sua florida bellezza sembrava prometterle, come a sua sorella Ginevra, una forte vecchiezza. Ma la morte precoce del marito, troppo amato, le aveva inaridito nell'animo tutte le sorgenti della vita.

A diciotto anni, più leggiadra ancora della sorella, alta, flessibile, bianca come una camelia, bionda cogli occhi neri, s'innamorò perdutamente di un giovane ingegnere, Silvio Tronconi, poverissimo e così gracile nella sua pallida bellezza che pareva una donna. Lo aveva conosciuto in casa di un'amica, dove lo studente si recava qualche volta a conversazione malgrado la selvatichezza dell'orgoglio, che gli faceva fuggire ogni occasione di feste per non mostrarsi nella ridicola decenza della propria miseria di orfano. Il mondo è severo cogli abbandonati, che hanno bisogno di conquistarlo per vivere, e se ne sentono la forza. Egli non aveva che una piccola pensione, appena sufficiente per non morire di fame, assegnatagli da uno zio, vecchio impiegato, il quale divideva così con lui la propria tutt'altro che lauta; quindi, venuto a Bologna per frequentare assiduamente l'Università, vi passava il resto del tempo nelle biblioteche o nella propria cameretta del quarto piano, dietro la Montagnola, sul canale Naviglio. Di lassù guardando sul canale, rotto a brevi distanze dalle ruote gigantesche, che vi muovevano gl'ingranaggi dei molini e degli opifici allineati strettamente lungo il suo corso, si poteva sognare di essere a Venezia o ad Amsterdam: per tutti i piani delle case correvano strette e sottili ringhiere di ferro battuto, dalle quali spenzolavano al sole le biancherie bagnate; gruppi di lavandaie lavavano sui muricciuoli, presso i ponti, che lo cavalcavano, ingiuriandosi o cantando ad alta voce: tutte le finestre avevano de' fiori, e sulle acque spumeggianti fragorosamente fra le ali delle ruote, che parevano scrollare nel sole grappoli di goccie iridate, passavano lente e nauseabonde tutte le immondizie della città.

Quando la stanchezza dello studio lo forzava a distarsi dal tavolino, egli veniva alla finestra colla pipa, abbandonandosi alle suggestioni fantastiche di quel quadro semplice e meraviglioso. Certe notti, col lume di luna, la scena assumeva forme e proporzioni stravaganti.

Aveva ventidue anni.

La natura femminea legatagli dalla mamma, che lo aveva partorito d'amore senza essere mai stata sposata, contrastava dolorosamente colle maschie temerità del suo ingegno già ferito dagli inevitabili dispregi della società per i poveri. Quindi innamorandosi di Ada, s'intese improvvisamente mancare tutte le forze. La ragazza era ricca, giacchè a Bologna quattrocentomila franchi di dote sono una ricchezza; era bella, elegante, una delle celebrità più in voga nei piccoli ritrovi della borghesia, ove si balla e si suona inesorabilmente il pianoforte. Egli capì che ogni speranza sarebbe stata assurda; ma, passato il primo sbalordimento, pretese nullameno a quell'amore con tutta la tenacia di una volontà abituata sino dai primi anni alla vittoria.

Già da piccino, mentre lo zio pensava di avviarlo ad un mestiere, egli invece gli aveva giurato di conquistare una laurea, qualunque ne fossero le difficoltà, e vi era oramai riuscito. L'anno venturo uscirebbe ingegnere dall'università. Era stata una lotta di ogni istante, in ogni luogo, minuta, grandiosa, insensata: vi erano stati giorni senza pane, inverni senza fuoco, studi senza libri, notti senza candela; con tutte le amarezze dell'esilio dalle strade, ove passavano le belle donne e le carrozze, colle febbri nel sangue giovane, che batteva a ondate sul cuore, collo squallore del deserto nel passato, poichè non aveva conosciuto nè padre nè madre, e una insofferenza di ambizione anelante alla rivincita come un condannato a morte nelle ultime ore può anelare alla vita. Senonchè, per resistere ai compagni incoscienti e chiassosi, aveva dovuto prima irrigidirsi in tutta l'anima e nel corpo. Poi l'amore lo trasformò.

Egli, che odiava la società come tutti gl'infelici, essendo quasi socialista, quantunque le conclusioni del suo pensiero scientifico si opponessero alle argomentazioni del suo cuore ulcerato, comprese istantaneamente la legittimità della ricchezza nella lotta senza tregua e senza misura della vita. Le ricchezze erano la conquista dei più agili o dei più forti, di coloro che sapevano prendere, o di quelli meno alacri, cui bastava il conservare. Tutte le lagnanze dei poveri, le recriminazioni dei vinti e le aberrazioni dei malati non avrebbero mai prevalso contro questo fatto così semplice ed universale, che in ogni lotta il premio tocca sempre giustamente a coloro, i quali sanno o in un modo o nell'altro strapparlo.

Ma, per diventare ricco, occorrevano, oltre l'ingegno e la volontà, alcune anticipazioni di danaro e la benevolenza della fortuna. Col candore dei cuori puri egli descrisse in lunghe lettere a Ada la propria condizione, dicendole che, appena laureato, andrebbe in America per raccogliervi in pochi anni con un lavoro febbrile una ricchezza pari alla sua dote. Ci voleva tutta la freschezza della inesperienza per osare simile proposta con una signorina dell'alta borghesia: cinque anni di attesa e di fedeltà ad uno sconosciuto, che aveva per unico patrimonio il proprio cuore.

Ada acconsentì.

Le loro spiegazioni a voce erano state brevi, quasi solenni, in casa di quell'amica, un giorno che essa li lasciò soli per qualche momento. Già dopo la prima lettera, Silvio passava tutte le notti al tocco sotto le sue finestre per salutarla rapidamente, e raccogliere un fiore o un biglietto. Nessuno aveva ancora scoperto nulla: egli le dava le lettere in casa di quell'amica, e dopo affettava di non parlarle più. S'incontravano di rado. Il suo più vivo desiderio sarebbe stato di poterla seguire per strada, pur essendo così povero ed inelegante; ma sicuro che Ada lo avrebbe salutato collo stesso luminoso sorriso, senza le solite ignobili superbie delle signore per i miserabili, non lo aveva mai osato per quella nativa alterezza del carattere, reso adesso più aspro dalle contraddizioni dell'amore. Solo qualche rara volta, di notte, le spiava all'uscire di casa, e se le due sorelle andavano a teatro, prendeva un biglietto pel loggione, perdendosi di lassù due o tre ore nella loro contemplazione.