Poi un terrore indefinibile le gelava l'anima. Benchè non bigotta, ella credeva troppo intensamente nei dogmi cristiani per non chiedersi se Dio avrebbe perdonato a quell'infelice di essere morto imprecando, e di averla amata più del suo paradiso. Ada cercava di non pensarci, ma in quella debolezza crescente di tutte le forze gli spaventi religiosi la sopraffacevano. Quindi il dottore pensò di mandarle il curato, avendo prima quasi altercato con lui sulle pessime conseguenze di tali credulità; ma anche questi, nato di contadini e simile alla maggior parte dei preti, che assumono una parrocchia come un'affittanza, non seppe cosa dire dinanzi a quell'anima già in preda alle visioni di oltre tomba.

Finalmente Ada dovette porsi a letto: questa volta Ginevra potè accorrere da Vienna.

La prima parola di Ada fu:

—Avevi ragione! D'amore non si può che morire.

—Pensa alla tua creatura,—rispose la sorella quasi severamente.

Però gli ultimi giorni, quando nel corpo oramai disfatto sparvero anche le ultime traccie di quell'uomo, in lei rifiorì improvvisamente la madre.

Benchè gracile e macilente, Ada era tornata quasi bella come una volta. Una luce pareva trasparirle dalle carni facendole intorno agli occhi un'aureola: ma volle sempre la bambina presso il letto come per inebriarsi dolcemente nel contemplarla sospesa al seno potente della nutrice, che sorrideva nella sicurezza di poterle trasmettere parte della propria salute; mentre la contessa Ginevra col viso sereno nello strazio di quegli estremi amorevoli capricci vi sentiva già salire lentamente il freddo della morte.

Ada fu seppellita secondo la sua ultima volontà coll'abito bianco delle nozze, e la bambina rimase in casa della nutrice.

La morte di Ada fu per la contessa Ginevra l'ultimo colpo di scure, che le tagliava alle spalle tutto il passato. Benchè meglio equilibrata della sorella, e gittata nel mezzo di una più larga corrente mondana, la sua vita non era stata fino allora meno passionata ed infelice. Sposando il conte Ramponi, ella aveva in parte ceduto alla propria inesperienza degli uomini e alla volontà dei genitori, che vedevano in quel matrimonio un lustro per la famiglia. Ma presto s'accorse di essersi ingannata; sotto la sua maschera di bell'uomo, e quelle maniere perfette di diplomatico, il conte nascondeva una delle mediocrità più incapaci di dubitare di sè stesse. Era avido, presuntuoso, tutto dedito alle appariscenze della carica, con quella saccenteria dei signori, ai quali pare spesso un gran merito il non poltrire assolutamente nell'ozio dei propri pari. Sulle prime le loro relazioni si turbarono, ma Ginevra potè presto dominarlo senza lasciarglielo scorgere: poi la sua bellezza, il tatto finissimo di signora, e la malìa di uno spirito abbastanza originale per essere ovunque riconosciuto, le ottennero in quegli alti circoli la maggiore considerazione. Si capì che era onesta senza nè stimare nè amare il marito, e questo bastò perchè tutti la corteggiassero. Ella lasciava fare frenando i più audaci con un motto, ed accettando quella specie di apoteosi con una serenità, dentro la quale un fine osservatore avrebbe sentito lo sconforto di una malinconia solitaria. Non aveva figli. Per molti anni ne fu inconsolabile come tutte le donne, ribellandosi internamente contro questa sterilità, che le rendeva inutile la bellezza e quasi incerto il sesso; quindi si credette ammalata e consultò i più illustri clinici, sottoponendosi a molte cure senza valore e senza risultato, finchè dietro le impure suggestioni di un medico dubitò del marito. Ma una relazione di lui con una cantante, che ne rimase incinta, venne a toglierle anche tale triste scusa. Ella finse d'ignorare tutto da principio, poi al dilagare dello scandalo dai saloni nei giornali, s'innalzò di un altro gradino sopra di lui, ottenendo così intera la propria libertà.

Cessarono di essere coniugi e rimasero amici. Già la sua anima, orgogliosamente delicata, era giunta nelle meditazioni di così lunga solitudine spirituale a quelle critiche dissolventi, cui solo una grande passione può essere rimedio. Il matrimonio senza amore e senza figli le si era rivelato come la più umiliante delle degradazioni: perchè aveva ella sposato quel conte Ramponi? Come poteva accettare il suo amore senza che il cuore le battesse più precipitoso, o le ombre della passione gliene velassero al pensiero la rivoltante animalità? Per una anima nobile il piacere senza l'amore non è più nemmeno il piacere; quindi ella aveva pianto sopra sè medesima aspettando dalla maternità la propria redenzione; ma quando non potè più credere nemmeno in sè stessa, e un silenzio di deserto le occupò tutto il cuore, si guardò intorno smarrita come a riconoscere il mondo. Fu un'altra rivelazione: le più grandi parole, i maggiori interessi, le forme più alte non erano che piccinerie: dovunque il denaro e la vanità, l'amore ridotto ad un piacere, la gloria ad una decorazione di piazza o di corte, mentre la voce della religione s'allontanava nell'azzurro dai canti teatrali delle chiese, e quella della scienza si perdeva in basso fra le lordure fermentanti della vita. Un amaro scetticismo diede quindi al suo ingegno quella mordacità che invece di offendere è piuttosto l'espressione di un animo offeso; molti suoi motti rimasero celebri, e la sua eleganza senza civetteria fece disperare le più grandi dame, incapaci di comprendere il mistero di una bellezza così calma con uno spirito così tagliente, e di una virtù infrangibile senza alcuna passione pel marito o pei figli.