Si mise a suonare.

—Ti ha battuto!—ella interruppe improvvisamente senza nominarla.

Giorgi avrebbe voluto negare, ma Bice invece lo baciò per la prima volta sulla ferita, e andò a gettarsi sopra un divano in fondo al salone. L'altro non suonò più: una grande paura lo assalì che Bice pretendesse il racconto di quella disgrazia, perchè non avrebbe saputo resisterle, e non ne trovava nella propria testa ancora scombussolata un altro da sostituire. Finalmente tornò vicino a lei, Bice piangeva.

—Resta a pranzo con noi, tutt'oggi qui…. lo voglio.

E scappò.

—Rosa,—gridò alla vecchia:—Giorgi è ferito alla fronte…. è stata lei.

La vecchia alzò gli occhi senza rispondere, perchè sapeva già le condizioni di Giorgi, ma negli sguardi di Bice seguitava a dilatarsi un doloroso spavento davanti a questo mistero di una donna, che bastonava un uomo. Poi mormorò:

—Non bisogna dirlo, sai.—

Quel fatto le lasciò una incancellabile impressione.

Lamberto, entrato nel ginnasio, aveva molte più ore occupate di prima, adesso che il padre pareva cominciasse a badargli. Quei giuochi infantili con Bice erano dunque cessati coi calzoni corti di lui, quantunque ella conservasse ancora le piccole gonnelle, lasciando la casa in una nuova quiete anche quando si trovavano insieme, soli, per le vaste stanze. Bice era stata presa dalla passione della lettura.