Le società, appunto perchè segrete, perderebbero la voce nel gran giorno della pubblicità. L'immensa massa del popolo incapace di entrare in esse non poteva comprenderle; il loro lavoro segreto, parcellario e quindi inorganico, non giungerebbe ad immedesimarsi istantaneamente colla vita del popolo secondo le necessità della rivoluzione. La coscienza politica era ancora allo stadio sentimentale; si amava la libertà senza saperla definire; dalle monarchie si attendevano costituzioni che nessuno si curava di precisare; il concetto lirico dell'unità italiana veniva negato ovunque dai risvegli federali; l'affratellamento delle congiure non compensava la scarsezza di relazioni fra le provincie; il problema del papato veniva peggiorato dalle idee religiose dei settari, che, affermando per primo articolo la necessità del cattolicismo, negavano la libertà religiosa. Mancava una città, una dinastia, una classe, un uomo, nel quale imperniare il movimento; non armi, non denari, non ordini, non idee. Le monarchie forti della identità di interessi, aiutate da Roma e sorrette dall'Austria, avrebbero fatalmente prevalso alla borghesia settaria, frazionata in sètte mal sicure di programmi e di capi.

Il problema italico non si era ancora rivelato ad alcuna coscienza nella terribile semplicità dei propri termini.

L'Italia non poteva costituirsi nazionalmente che colla federazione o coll'unità; per l'una e per l'altra, Austria e papato erano ostacoli invincibili. Per la federazione bisognava che un accordo spontaneo e quindi impossibile di principi concedesse ai popoli una stessa costituzione liberale, dichiarando tosto la guerra all'Austria. Ma il papa per il proprio principio teocratico non potrebbe concederla, e l'Austria invaderebbe tutti gli stati prima che questi si preparassero alla guerra. E dietro l'Austria minacciava la santa alleanza. Per l'unità il problema peggiorava ancora: republicana, doveva sopprimere tutti i principi; monarchica, divorarli con una conquista. Chi sarebbe il conquistatore? E Roma? e Vienna? e la santa alleanza?

Invece il problema si sminuzzava in ognuno degli stati. I settari sognavano un'incognita costituzione per emancipare se stessi, disponendosi ingenuamente a dimenticare i compagni congiurati delle altre provincie e ad agire magari separatamente come poi avvenne. Mentre l'idealità e l'intenzione erano italiane, coscienza, metodo e scopo erano ancora federali. Napoli si conservava tuttavia straniera a Firenze, a Milano, a Genova, a Torino. Di Roma, sola capitale, centro ideale storico, appena si parlava. L'imminente insurrezione non era e non poteva essere che una fase del duello fra le sètte e le polizie, un modo di pubblicità per le idee politiche, che, celate nelle società segrete, si scoprirebbero al popolo nell'inevitabile e generoso disastro d'una sconfitta. Quindi la necessità per l'insurrezione di fallire discendeva non solo dalla mancanza di una coscienza e di un'idea politica, ma dalla fatalità dell'Italia futura, alla quale simili forme e moti angustamente ed egoisticamente regionali contraddicevano. Ogni loro fallimento e le conseguenti rovine educherebbero gli animi a un più largo concetto dell'Italia, togliendoli di prova in prova all'inganno di compiere una rivoluzione colle monarchie della ristorazione. E poichè la storia utilizza sempre le forme che mantiene in se stessa, quelle monarchie risorte contro la rivoluzione francese dovevano servire alla futura rivoluzione italiana, ammaestrando il liberalismo tanto col combatterlo che col prestarsi ad assurde improvvisazioni costituzionali. La federazione indietreggerebbe così lentamente dinanzi all'idea dell'unità; il papato si scoprirebbe inconciliabile colla nuova Italia; l'Austria resterebbe unico nemico della sua indipendenza; e la libertà, sempre tradita dalle monarchie, si alzerebbe sopra di esse alla visione della republica, o guadagnerebbe la meno trista fra loro, per conquistare con essa tutta l'Italia e mutarla in nazione.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Brunswick/Brünswick, republica/repubblica e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.