Guerra franco-prussiana.

Intanto le probabilità di questa guerra aumentavano di giorno in giorno.

Attraverso le reiterate affermazioni di pace Austria e Francia spiavano un'occasione propizia all'attacco: non v'era fra loro alleanza, perchè ognuna avrebbe voluto profittare del vantaggio di entrare seconda nella lizza; in Italia l'esercito e la dinastia per bisogno di rivincita erano favorevoli alla guerra; la borghesia per interesse e i patrioti per sentimento vi si chiarivano invece contrari. Ma poichè all'Italia come all'Austria e alla Francia mancava una vera cagione di guerra, in nessuna delle tre nazioni se ne spingevano alacremente i preparativi; solo la Prussia sentendone profondamente la necessità per compiere la propria unità nazionale, vi si accingeva con superba passione di patria.

Il caso fu pòrto dalla Spagna coll'offerta della propria corona al principe Leopoldo di Hohenzollern. La Francia, che nel secolo scorso aveva trapiantato un ramo della propria dinastia sul trono di Carlo V, inalberò alla minaccia di questa nuova espansione prussiana; tutte le diplomazie d'Europa n'andarono sossopra per impedire il conflitto; Bismarck indietreggiando abilmente provocò la iattanza della Francia; questa, non contenta della rinunzia spontanea del principe di Hohenzollern, avrebbe preteso dal re Guglielmo una categorica dichiarazione di proibire per sempre a chiunque della propria famiglia di accettare una simile candidatura.

A quest'assurda violenza il re rispose chiudendo la porta all'ambasciatore francese, e scoppiò la guerra più immane che la storia ricordi dopo migliaia di anni. La sua brevità fu vertiginosa. La Prussia avventò sulla Francia in pochi giorni un milione di soldati, ai quali l'impero non seppe opporne che la metà: tutto era in esso corruzione e sfacelo. Napoleone affidò la reggenza all'imperatrice per assumere nominalmente il comando dell'esercito: sotto l'immenso plateale tumulto francese di guerra s'intendevano chiaramente gli urli di odio all'impero così efferati da invocare la sua sconfitta anche a danno della patria.

Il 2 agosto (1870) i francesi occuparono scaramucciando Saarbrück, ma il 4 agosto il principe ereditario di Prussia piombava sovra essi a Weissenburg e li batteva; il 6 prostrava così Mac-Mahon a Wörth da lasciarlo appena riparare nel massimo disordine a Châlons; contemporaneamente il generale Steinmetz, superate le alture di Spichern, annientava il corpo del generale francese Frossard. La guerra era già vinta. Mentre Mac-Mahon si era ritirato per Nancy a Châlons e le reliquie del corpo Frossard si ripiegavano su Metz, il maresciallo Bazaine postovi a presidio con 250,000 uomini tentava di uscirne per non lasciarvisi bloccare; ma l'incomparabile stratega prussiano maresciallo Moltke con mosse fulminee ed impreviste lo rinserrava in un cerchio di fuoco, lo arrestava il 16 agosto a Mars-la-Tour, lo ributtava il 18 da Gravelotte su Metz, chiudendovelo prigioniero. Quindi tutto lo sforzo di Mac-Mahon, che con lunga marcia circolare tentava di congiungersi a Bazaine, era non solo perduto, ma si risolveva nel più disastroso degli errori; giacchè Moltke, indovinando abilmente quel disegno, con un movimento di fianco a destra e una marcia di tre giorni lo raggiungeva a Beaumont, lo stringeva, lo catturava a Sedan (1º settembre) con tutto l'esercito di 70,000 uomini.

La Francia era vinta, l'impero napoleonico distrutto. L'indomani il vincitore, pubblicando l'inventario delle prede, lo cominciava con epica brutalità così: 1 imperatore!

Napoleone III vinto e prigioniero non aveva saputo nè combattere, nè vincere, nè morire: la caduta del primo Bonaparte era stata una rovina, quella del terzo fu un dilanio: quegli aveva fondato l'impero, questi lo aveva esaurito. Dopo Augusto, Augustolo.

Esitazioni monarchiche.

L'Europa rimase per qualche tempo stupita: a Roma il papato, rialzato come altare votivo della vittoria dal primo impero napoleonico, si sentì trascinato dalla lavina del secondo.