Durante la lettura Ida non aveva nemmeno respirato; leggeva seco, leggendogli contemporaneamente negli occhi e nel cervello, ma la fronte del duca, prima leggermente contratta, si spianò illuminandosi di uno sbiadito sorriso.

—Eh!—domandò, guardando il titolo del libro: Physique sociale. Adolphe Quetelet.

Ida concentrò tutta l'energia dei propri occhi in un raggio, e scagliandoglielo sul volto come una scudisciata:

—Non credo che in biblioteca si trovi il vostro libro.

—Ida...

—Signor duca; sono oramai le due dopo mezzanotte: è forse la prima volta, che vegliate così tardi in una biblioteca, e i principianti non debbono commettere eccessi.

—Ma voi...

—Io non sono una principiante: studio da cinque o sei anni, e studierò finchè non mi accorga di non capire ciò che studio.

Egli si alzò ancora più stordito che confuso, giacchè si era spinto così ciecamente avanti, che non avea veduto e non poteva ancora riconoscere quale ostacolo gli sbarrasse il passo. Quindi rimase qualche secondo fissandola ingenuamente. Il sangue gli batteva tuttavia a grosse ondate il cuore, mentre la sensuale poesia di quella scena, rarefacendoglisi intorno, gli bagnava le radici dei capelli come dentro una nebbia mordace. D'improvviso volle scuotersi come da un triste sogno e, tendendo amabilmente la mano alla fanciulla, stava per mormorare un complimento, che ella interruppe.