—Troppo tardi!
—Come?
—Troppo presto!
—Ma non capisco.
Ella si adagiò più mollemente sulla poltrona e, guardando la porta colla irresistibile indifferenza di una sovrana, che tronca un ricevimento:
—Forse risponderete quando avrete capito.
Il duca fe' un atto inesprimibile di mille irritazioni in una sola, ristette e, riassumendo tutto il fascino di quella donna dalla sua ultima posa, disordinato, quasi grottesco, egli da tanti anni abituato a tutte le iattanze della galanteria e alle bravate della disinvoltura, uscì dalla biblioteca colle tenebre non meno dense agli occhi che al cuore. Ida non si mosse, ma appena fu sola si libò sulle labbra un sorriso e, stringendosi addosso tutta l'ombra di quello stanzone, parve voler farsene un velo, nel quale avvolgere il mistero di quella scena e tutta sè stessa.
Quella notte il duca dormì male, la mattina le mandò per il proprio cameriere di confidenza questo biglietto.
«Un giorno Puskin mandò all'Imperatore un volume delle proprie poesie con questa dedica: Opere di Puskin a Nicolò. L'Imperatore fece legare in marocchino molti boni di banca e glieli spedì: Opere di Nicolò a Puskin. Il poeta ebbe lo spirito di rispondere: Maestà, ho letto il primo volume, un capolavoro; aspetto il secondo.