—È possibile, ma Buondelmonti perderebbe troppo perdendo la contessa Ceri. Donne come la contessa non se ne trovano soventi.

—Fortuna!

—Per Buondelmonti?—e il conte aveva il sorriso maligno di chi conosce un secreto.

Ma s'incontrarono nel landau di Ida; le due carrozze andavano di un trotto lentissimo. Il conte vide quel volto pallido, che lo guardava sorridendo, e provò una specie di vergogna nell'essere sorpreso dalla moglie in tale apparente intimità; ma non potè evitarla. Ida diede al proprio sguardo un'espressione anche più sfacciata, fece col capo un cenno invisibile, intraducibile, ed allungandosi languidamente li oltrepassò.

Nessuno dei pedoni aveva capito, ma Jela si era sentita uno strappo al cuore. Non incontrava mai quella donna senza uno sconvolgimento di terrori e di attrazioni. Tutta la sua vita era ancora troppo piena di lei, giacchè quella scena, rompendo la loro amicizia, non aveva potuto nella sua fulminante imprevedibilità strapparne i più profondi rapporti. Poi Jela, avendo sposato il conte Enrico, si era trovata improvvisamente senza affetto e senza appoggio. Suo padre non lo era che di nome, forse di fatto, ma non di anima; suo marito l'aveva presa per la dote, ed ella si era innamorata meno per un'affinità di natura, che per la misteriosa ed ancora ingenua attrattiva del sesso. Tutte le poesie primaverili, addensandosi intorno alla figura femminea del conte, glielo avevano fatto desiderare coll'ingordigia della bambina e la depravazione birichina della educanda; ma quei primi entusiasmi d'amore erano stati appena i vagiti della donna, che si formava ed avrebbe amato un giorno, o i rantoli della donna che moriva nascendo, soffocata dalle animalità eleganti della femmina, dalle vanità corrotte della signora.

Il lucignolo, che si accende, ha lo stesso raggio e la stessa luce del lucignolo che muore.

Ma di ciò Jela non aveva potuto rendersi un certo conto che dopo, e nemmeno molto particolareggiato ed esatto. Però, se prima non aveva sentito neanche l'aridezza del padre, dopo aveva dovuto accorgersi di essere solitaria come un magnifico fiore in un magnifico vaso del proprio appartamento.

Persino la tenerezza brontolona della Nencia le mancava, giacchè la vecchia aveva capito, malgrado l'egoismo senile della propria passione per Jela, di essere impossibile nella nuova casa degli sposi. Il conte, che non la vedeva di buon occhio, l'avrebbe forse considerata come una spia del suocero; poi la Nencia, sapendo di non avere nessuna abilità per la toeletta, preferiva ancora di essere lontana dalla padroncina alla umiliazione di vedersi preposta un'altra cameriera, esperta delle eleganze e delle debolezze delle signore. Solamente aveva offerta a sè medesima una speranza, che Jela avesse un bel bambino, e allora la vecchia ridiventava possibile, rientrava nella nuova casa, e occupandosi esclusivamente di lui, vedeva e dominava tutto. Talora ne parlava col conte Alberto, che la guardava sorridendo.

—Tu speri dunque?