—Non ha humour, guardate i Paralipomeni; non ha lirica, leggete la Ginestra, prosa poetica e non filosofica; non ha passione, passione vera, prepotente, esaminate il Consalvo, sentimentalismo clorotico. È morto...

—È morto vergine,—interruppe con accento sornione il dottore, barattandole il pensiero e guardandola nelle pupille per farla arrossire; ma ella che capì la maligna intenzione, invece di evitarla dilatò gli occhi neri, e rispose alla sua occhiata con uno sguardo così audace, che toccò al medico di abbassarli. Però egli non era più così impacciato dopo quelle ultime violente parole contro Leopardi che, svelando le tendenze letterarie della fanciulla, la impicciolivano nel suo concetto della vera donna, la quale non deve essere che madre ed occuparsi dell'andamento della casa.—Fumi di scuola!—pensava:—al primo arrosto ella lascia il fumo e si attacca alla carne.

Questo scherzo silenzioso lo fece sorridere, ma il silenzio troppo prolungato di Ida lo avrebbe ancora imbrogliato, se un rumore interno dalla cucina non veniva a destarli. Era la Ghita, che scorgendoli seduti sulla panchina, così nascosti a tutti gli sguardi e vicini che si toccavano colle vesti, non potè frenare un gesto malizioso.

—Ha fatto buone visite stamattina, signor dottore?—chiese appoggiando la testa all'inferriata.

—Una.

—Lunga eh?

—Così, così:—rispose sullo stesso tono.

La fanciulla si alzò indispettita.

—A quest'ora la mamma è desta senza dubbio, se lei vuole vederla; ed entrò per la prima. Egli la seguì, scambiando un sorriso colla Ghita nel passarle davanti. Salirono le scale.