—Che puzza!—esclamò entrando nella camera:—bisogna aprire la finestra. No, no, anderò io;—ma la fanciulla rossa in viso dalla vergogna gli rispose fra i denti.

—La non s'incomodi, guardi pure alla mamma.

Questa, scorgendo il medico, aveva già cominciato a gemere colle lagrime negli occhi, quasi per volerlo commuovere collo spettacolo della propria infelicità e strappargli alla fine il rimedio. Egli s'appressò sbadatamente al letto, come tutti i medici che, avendo già dichiarato il caso fallito, vengono solo per mostra. Le fece le solite domande inutili, cui ella rispose con voce piagnucolosa, lagnandosi dell'aria fresca, che entrava dalla finestra e poteva farle male; ma il dottore disse recisamente di no, e allora tacque.

—Guarirò?

—Col tempo.

—E tu?... dammi dunque il fazzoletto,—si rivolse alla fanciulla.—Dio! come sei disadatta! Ti sei incantata nel signor dottore?—proseguì barattando con lui un'occhiata.

Ida si chinò a raccogliere la pezzuola poco pulita, stentando a piegarsi entro quell'abito troppo attillato, che era lo scandalo del villaggio e la guantava superbamente dal seno sino sotto l'anca.

—Guardate come si vestono adesso! paiono dentro a un sacchetto. Lo guardi, signor dottore, che oramai si rompe. Se ai miei tempi avessimo vestito così, ci avrebbero tirato i pomidori. Adesso è tutto moda e progresso.

—Bene, bene, ai vostri tempi!—egli entrò per proteggere Ida visibilmente impallidita.

—Che cosa importa poi che tu diventi verde? Ci vorrebbe più giudizio invece di studiar tanto.