—Un secreto!

—Allora bisogna dirlo,—intervenne il colonnello colla sua ironia:—in molti sarà impossibile che qualcuno non lo tenga.

—Anche il principe di Atella forse lo riconoscerebbe. Volete saperlo? È di una donna, che mi ha respinto: non posso dire di più.

—E che sperate,—riprese amichevolmente il colonnello,—di prenderla una seconda volta a questo laccio?

—Chissà?

—Già,—concluse filosoficamente il dottore,—tutto il male non vien per nuocere.

Poi tornarono alla serietà della situazione; fecero caricare il cadavere nella carrozza del fiaccheraio, Lovito e il medico vi montarono, gli altri si allontanarono. Fortunatamente, passando davanti al palazzo Alidosi, seppero che la contessa era partita in carrozza colla marchesa di Renzuno: allora salirono. Il duca, avvertito dal colonnello, recò la notizia alle due donne. Fu uno scoppio di pianto; ma quando Jela intese che l'uccisore era Buondelmonti, cacciò un grido e svenne. La marchesa, sebbene piangendo dirottamente, volle subito tutto il racconto del duello, vi fe' molte osservazioni e conchiuse che Enrico aveva avuto torto a non parare un colpo di testa.

Il duca indispettito si lasciò sfuggire un gesto.

—Un colpo di testa si fa più facilmente che non si pari.

Ma la marchesa non capì nemmeno, assalita immediatamente dalla preoccupazione dei funerali, i quali nella sua idea dovevano essere un trionfo. Naturalmente ella doveva pensare a tutto in quel frangente, perchè gli altri vi perdevano la testa, e tutelare il decoro della famiglia, prevedere e provvedere. Il suo orgasmo di attività diventava una febbre.