—Savelli! Savelli!—gli urlò sul viso, come lo chiamasse dal gabinetto, poi cacciandoselo innanzi per la camera, che il duca non potesse vederlo, lo condusse alla finestra.—E così avete tradotto?—seguitava ad alta voce per dargli il tempo di rimettersi, mentre egli la guardava con due grandi occhi spalancati.
Ma Ida, che vide il duca entrare nella camera, spinse Savelli per un braccio sotto la tenda, e piantandoglisi superbamente dinanzi:
—Mi credete adesso?—dimandò con un sorriso d'impazienza.
Savelli era pensieroso; attese un istante, poi sulla sua faccia, ancora abbattuta, passò una luce soave.
—La maternità è una riconciliazione, poichè riproducendo la vita la si accetta; voi un giorno sarete madre,—disse lentamente.
—No.
—È difficile amare, ma è altrettanto difficile non amare; ricordatevi questo passo di Anacreonte.
—No,—ella ruggì soffocatamente, impennandosi sotto queste due verità senza trovare una risposta: ma d'improvviso alzò una mano, ed afferrandogliene un'altra, come per una violenta solennità di giuramento:
—A che cosa credete voi nella vita?—domandò.
—A tutto.