Benchè superasse di poco i sedici anni, lo sviluppo precoce dell'intelligenza la offriva a tutte le seduzioni del pensiero. George Sand l'ammaliò coi propri trionfi di scrittrice. La fanciulla, cui la divinità dell'arte aveva sferzato il cuore con un sorriso, soffriva già tutti i delirii della gloria. Una luce nuova le aveva invaso lo spirito, una lena inaspettata le rinvigoriva tutti i muscoli; nell'ardore delle imminenti battaglie le sue stesse spavalde impazienze la ubbriacavano. La modestia quasi pitocca de' suoi natali le parve allora bella di un significato glorioso in antitesi coll'apoteosi della meta, mentre i posteri li avrebbero cercati con religiosa emozione, e forse più di un poeta dell'avvenire avrebbe fatto colla sua povera cuna il nido ad una canzone immortale. Tutte le asperitudini della sua vita si levigavano perdendo del loro carattere umiliante, quasi tante prove, per le quali il suo spirito dovesse passare purificandosi, tante battaglie che il destino nemico desse al suo genio per contendergli la suprema conquista di un nome. Laonde si fortificò nello scetticismo, perchè l'artista, il quale studia per riprodurle tutte le fisonomie della vita, deve essere al disopra di ogni affermazione o negazione volgare, luminoso come un astro, limpido come uno specchio, sonoro come l'eco della montagna. Vizi e virtù, grandezze e bassezze, non sono che colori di tavolozza; vedere per vedere, ritrarre per umiliare i miopi coll'acutezza della propria vista: Goethe! Ida s'innamorò di Goethe, inabissandosi nel Faust. In fondo alla scienza il mistero, in fondo alla vita il nulla, giacchè lo sentiva fin troppo, il quinto atto del dramma, la redenzione di Faust nel bene era la massima ironia del poeta verso la borghesia inzaccherata d'ignoranza e di morale cristiana. Ma in fondo all'arte la gloria di gittare un ponte magico fra il mistero della scienza ed il nulla della vita, il trionfo dell'individuo sulla massa, la supremazia invincibile dell'ingegno sulle forze coalizzate della imbecillità, delle ricchezze e delle gerarchie.
Incanti di giovinezza, iridi di una bolla di sapone!
Ma lavorava sul serio. Concepiva più di uno studio alla volta, e lo cominciava per piantarlo subito dietro un altro più ampio e più bello, avendone appena come Murger scritto il titolo sopra un quaderno nuovo. Poi mutava ancora, aprendo cento porte e non entrandone alcuna, qualche volta precipitandosi nello studio per lo studio e ritornando ancora alla velleità delle rivendicazioni, drizzando i suoi futuri volumi contro i muri della società per aprirvi una breccia, sulla quale passare raggiante di superbia.
Persino la gente del villaggio cominciava a sospettare qualche mistero in quella fanciulla sempre pallida, col viso sempre aggrondato. Non sorrideva mai; e, per un capriccio inesplicabile, aveva adottato il nero pel solo colore de' propri abiti.
I giovanotti più depravati del paese, che passeggiavano a tarda ora cantando stornelli da osteria o storpiando qualche duetto di opera imparato dalla banda, guardavano la finestra sempre illuminata di Ida, diventando seri loro malgrado nello sparlare di lei. Era l'ammirazione e l'incubo di tutti.
Ma di notte l'assalivano fiere malinconie.
Tutti quei bei sogni di gloria, quasi foglie scrollate da un vento freddo intorno ad una rovina, le cadevano mutamente intorno. Si sentiva ancora più inutile che sola, più piccola che inutile, nata in un villaggio, condannata forse a fare la maestra in un villaggio, costeggiando sempre le rive del mondo senza approdarvi, intendendo dei brani di musica, odorando delle folate di profumi, ma senza che nessuno si rivolgesse a guardarla confusa fra le immondizie addensatevi dal riflusso del mare. Quindi riviveva in un minuto di spasimo tutta la propria vita di oramai diciassette anni, riassaporandone tutte le umiliazioni, succhiandone tutto il veleno, e dopo questa ineffabile agonia di dolori si adagiava in un tedio infinito, smorto come il crepuscolo, umido quanto la nebbia. Vedeva il mondo in una visione fumosa, nella quale la vita perdeva ogni significato e tutti gli oggetti la loro individualità, onde non le rimaneva più se non aspettare una piega della bruma, che avviluppandola la togliesse alla funerea scena. E Ida l'aspettava colla lugubre indifferenza della disperazione. A diciassette anni provava il peso della esistenza e il vuoto del lavoro senza aver troppo esercitato nè l'uno nè l'altro; la morte perciò era il supremo trionfo del vinto, la sua vendetta contro il mondo. Questa idea, che ha sedotto tanti poeti infelici, sedusse lei pure. La studiò, la vestì, le diede la posa più scultoria; si compiacque nell'immagine della torva fanciulla sempre bruno-vestita, che una notte, col cielo plumbeo, senza nè luna nè stelle, si alzava dal largo tavolo ingombro di libri lungamente compulsati e pur troppo capiti, si levava bianca di una tragica serenità, i capelli disciolti, e guatando un'ultima volta il mondo dalla guglia del proprio sublime dolore, si precipitava nella tacita immensità della morte, come una spenta meteora tramonta nel baratro della notte, senza gittare un grido o lasciare una parola, che potesse rivelare ai villani della terra il segreto della sua eroica sciagura. Morire, e che gli altri la piangessero poscia inutilmente, come inutilmente essa avea vissuto!
Ma la sua testa era troppo forte per cedere a questa tentazione; quindi bastava il ricordo del castello cogli appartamenti della morta contessa, perchè la vita la riattirasse con tutto il fascino delle sue speranze battagliere e la magia delle sue gioie vanitose. Allora sicura di una nuova energia scrollava il capo mormorando:
—No.
Ora le difficoltà finanziarie della famiglia si erano moltiplicate da non dare più requie. Tre dei quattro poderi della legittima avevano mutato padrone, il quarto stava per seguire il cattivo esempio; laonde fra la mamma e il padre si allargava l'abisso, sul quale le liti non gettavano più il loro ponte d'insolenze. Forse essendosi finalmente conosciuti, temevano di andare troppo oltre nel cedere all'intimo corruccio. Ma, allontanandosi l'uno dall'altra, si erano separati dalla fanciulla.