La fanciulla perfettamente sviluppata aveva assunto la bellezza del proprio tipo. Aveva la pelle bruna ed ombrata di macchie, la fronte ripida e la bocca grande, ma la candidezza dei suoi denti aveva dei fulgoramenti di cristallo e le sue labbra, piuttosto grosse, si rialzavano agli angoli con una espressione irresistibile di sensualità e di sarcasmo. Il naso troppo piccolo fra gli occhi enormi e sotto le sopracciglie moltissimo arcuate, era il suo maggiore difetto, giacchè dal collo sino ai piedi il suo corpo era un capolavoro, una figura di Mieris allungata dal Parmeggianino. La grazia del suo portamento era ancora superata dalla provocazione inconscia dei suoi gesti e delle sue attitudini; aveva la voce velata come lo sguardo, quasi come la pelle. Poi la sua figura quasi avvolta nel mistero, odorante di voluttà, pareva tratto tratto ingrandirsi nella serietà di un grande pensiero. Ida si capiva. Sapeva tutti i propri difetti e tutte le proprie forze, studiandosi più dei libri prediletti e considerando la toeletta di ogni mattina come gli schermidori la visita quotidiana alla sala di scherma. Che se Leonardo impiegò due o tre anni a copiare la Gioconda, seguendo ad uno ad uno gli errori de' suoi capelli e de' suoi sopraccigli, ella faceva altrettanto con sè medesima all'ampio specchio, che il sarto le aveva messo nella camera e che ella usava quasi da consumarlo, se un'ombra potesse consumare un corpo. Inventava o si adattava gli abiti alla moda senza mutarne il colore, tagliandoli e cucendoli spesso da sè, colla mano ricoperta dal guanto per non sforacchiarsi le dita.

La donna nuda è la donna armata, ha scritto Victor Hugo.

Ida aveva corretto la formula: la donna bella è la donna forte; ma sapeva benissimo, quantunque giovane, che la bellezza della espressione vince così l'altra della plastica, che l'arte stessa ha sempre faticato a raggiungerla. Un pittore le avrebbe trovata una testa brutta, un poeta una testa fatale, ma ella non l'avrebbe cangiata con quella d'una Venere o di una Madonna. Senza averne la bruna caldezza e la incalcolabile sensualità somigliava quasi alla Femme Fellah di Landelle; il medesimo infinito del deserto negli occhi meno avvampante e più profondo, la luce che vi ondulava ad immense pieghe, e i baleni che folleggiavano per quella luce. Però doveva essere una donna brutta per la maggioranza degli uomini e delle donne; solamente colui o colei, che le badasse, sarebbe perduto.

Quindi coltivava questa bellezza segreta per renderla sempre più fine, affilandola come il taglio della spada, aguzzandola come la punta del pugnale. E poichè la bellezza dovea essere l'arma delle sue battaglie, la fanciulla che aveva tanto sofferto e tanto desiderato, aspettando da tanti anni in un silenzio grosso di tempesta, in una calma fremente di lotta il segnale dell'attacco, si guardava sovente nuda allo specchio; e nel provare a sè medesima tutte le pose dell'amore quasi in una rivista de' propri vezzi, agitava i lampi delle pupille come una lama di fioretto nel braccio tragicamente proteso.

Era donna.

Le sue malinconie pigliavano un carattere più serio, i suoi bisogni alzavano la voce; non erano più desiderii ma bramosie, non voglie ma appetiti. Aveva il calore ed invocava la luce. Talora, parendole di aver fin troppo aspettato, si allentava, discendeva dalla roccia scoscesa del proprio isolamento per mischiarsi fra gli abitanti della pianura, dalla quale le arrivavano esalazioni tepenti e voci giocose. Le sue passioni ruinavano al basso quasi a ritemprarsi nella prova, o a scagliarsi sopra una preda imprudente e come uno stormo di aquile riguadagnare le cime azzurrine.

Allora si guardava attorno esaminando gli uomini. Il suo sguardo profondo penetrava i loro abiti, oltre gli abiti la loro vita, impudente come lo sguardo della scienza ed acceso come quello dell'arte. Quindi spremeva il significato di tutte le forme, il piccante di tutti i difetti; animalità, brutalità e bruttezza in quelle ore di febbre avevano la maggior seduzione, un prestigio idealmente satanico, poichè sentendo di degradarsi in quella scesa, avrebbe voluto conservare la propria superiorità collo scendere più profondamente degli altri, che non sospettavano nemmeno le altezze della sua vita quotidiana.

E la sua anima fiutava.

Una volta...