—Sì.
Si fermò.
Rocco era verde, le arrivava appena all'anca; ella si sedette.
—Sei solo?—ripetè.
L'altro non rispose; le stava innanzi al seno scomposto. A poco a poco la sua lividezza s'imbruniva; un sorriso infantile gli sfiorò a volo le labbra. Poi le abbassò una mano sulla veste e gliela strinse; la camicia non difendeva più il seno della fanciulla, nudo come quello di una Madonna, ma ben altrimenti espressivo, con una bianchezza odorosa ed una inesprimibile follia di vita. Il ragazzo si allungò, ma gli occhi sbarrati della fanciulla lo trattenevano, e allora col petto contro a quelle ginocchia, sotto a quel volto, a quel seno, col mento su quelle ginocchia, titubò anch'egli senza volere, senza capire; e non sostenendo più quegli sguardi nè quel volto grave su lui come su una ruina, quel seno più misterioso adesso che era nudo, titubò ancora e, la gola stretta da quel sogno, scrollando spasmodicamente la testa, gliela nascose in grembo con uno scoppio di pianto.
—Eh!—mormorò la fanciulla, premendosi la sua fronte contro il seno come quella di un bambino; si levò, lo portò sul letto, vi si sedette.
Allora il torrente ruppe le dighe, e la febbre della strana vergine dalla mente più depravata di Messalina e dal cuore secco investì quel frale corpicciattolo, come la tigre addomesticata investe ruzzando il cagnuolo. Lo rivoltolò, lo mordeva coi baci, lo spogliava colle mani senza amore e peggio senza compassione, ella medesima seminuda in un gruppo ammirabile ed assurdo. V'era dell'aggressione in quella furia. Ella, che non rispettava più nulla e sapeva tutto, era quasi feroce; mentre egli, stordito, trovava appena il tempo o il coraggio di una carezza, difendendosi inutilmente, poi abbandonandosi con una disperazione voluttuosa a quell'impeto di felicità lungamente agognato, senza nemmeno la potenza di sognarlo.
Ella lo respinse dolcemente giù dal petto, più basso, perdendolo quasi nella sommossa delle sottane. Le sottane sottilmente profumate gli lambirono con un alito soave tutti i sensi della faccia, fasciandolo in una nuvola, nella quale la sua deformità non avea più vergogna e la libertà era tutto un mistero. Egli vi si accovacciò come una scimmia nel covo, buono e del pari animalesco, con tutte le sue malizie e le ingenuità ancora più maliziose, i vizi che gli strillavano in capo come una nidiata di pulcini, e l'anima assordata da quegli strilli.
Quando il sole si staccò dalla finestra Rocco era uscito da quella nuvola sdraiandosi ai piedi di Ida come un cane. Ella era immobile; poi si portò una mano al viso, stropicciandosi gli occhi, e non vide più il sole. Discese prestamente, andò allo specchio, si ravviò i capelli, rindossò l'abito, ricomponendosi la faccia con tanta facilità, che Rocco, il mento sulla sponda del letto, la guardava incantato senza comprendere. Era ridivenuta calma e severa.
Rocco si nascose il volto nelle mani.