Una mattina Jela corse mezzo spettinata nella camera della sorella, non la trovò; era nella biblioteca.

—Indovina,—esclamò subito, spingendo il grosso portone colla spalla.—Stasera arriva lo zio col conte Alidosi: me lo ha detto ora la Nencia,—e si fermò come soffocata dall'emozione.

—Ho indovinato,—rispose Ida pensierosa.

L'altra pure si fe' grave.

—Lo vedremo.

—L'ho già veduto,—disse a precipizio, togliendosi di saccoccia una fotografia, e porgendogliela e ritirandogliela col vezzo dei bambini.—È bello?!

—I ritratti mentono più degli originali.

Ma con grande meraviglia di Jela, sfuggita di sotto il pettine della cameriera per confidare tosto alla sorella l'enorme segreto, la conversazione cadde. Ida guardò le pagine del libro, la fanciulla non seppe più che cosa dire. Fece una smorfia.

—Lo vedremo,—riprese Ida con accento quasi annoiato.