Betta aveva sempre quel vestoncino rosso, largo, al disopra del quale il suo viso gonfio sembrava anche più ammalato: appena fu al letto, vi si arrampicò.
—Non mi toccare!—gridò Tina.
—Ti fa sempre male la pancia?
—Si.
—E io qui,—rispose premendo il fazzoletto sotto l'orecchio destro.
Erano sole. Le due mamme, uscite dalla mattina, non dovevano ritornare che a mezzogiorno se pure ritornerebbero, perchè quell'affare dei materassi non era ancora ben preciso. La signora Veronica ne aveva parlato parecchi giorni come di una piccola fortuna, nella quale avrebbe potuto mostrare la propria abilità e sperare forse qualche cosa altro. Ella affermava di sapere imbottire un materasso meglio di qualunque tappezziere; poi nessun lavoro era più divertente: si chiacchierava, si girava intorno. Invece non avrebbe accettato per tutto l'oro del mondo la fatica di battere la lana, che attossica colla polvere.
La signora Adelaide doveva aiutarla; la casa ove andavano era di gente ricca, una famiglia di beccai.
—Ti sei alzata ora?—chiese Tina.
—Sì, ma non ho voglia di star su.
—Sdraiati accanto a me.