—Sì, non avrei tempo di adoperarla.

Ma un impeto le salì al cuore, quasi uno sgomento davanti a quella minaccia di diventare brutta.

—Come ti sembro?

—Non sei più tu.

—Adesso mi lavo, vedrai che muto colore.

Invece rimase così. Betta l'osservava colla fiala in mano pensando già come nasconderla alla mamma, che vorrebbe portargliela via.

Tina era vestita: rimise lo specchio al solito posto, si abbassò ancora sulle ginocchia per rimirarvisi, versò da un'altra bottiglia qualche goccia di odore nel fazzoletto; ma Bettina gridò tendendo le palme:

—Anche a me, anche a me.

Tina si sentì mancare sotto le gambe. Nuovamente il sudore l'inondava, ricadde sulla sedia col fazzoletto fra i denti, orribilmente pallida. Per un istante credette di doversi rimettere a letto.

—Se non tornassi più…—disse dopo alcuni minuti con voce tremante.