—È vero,—mormorò l'altra—quasi quelle parole evocassero in lei ricordi lontani.
—Come vogliamo dunque fare?
—Prima scucire la cintura e i teli.
—Questo si sa.
La signora Veronica aspettava sempre colla forbice nella mano e una certa pensierosità sulla fronte.
—Levati il vestone, Betta; lo proveremo così sopra la sottana prima di sciupare qualche cosa.
La fanciulla con ambo le mani dietro la schiena si mise subito a sbottonarlo senza trarsi il fazzoletto; sulla bocca le tremava un riso silenzioso, che non si vedeva, perchè in quell'atteggiamento doveva tenere la testa bassa, ma non fu l'opera che di pochi secondi: improvvisamente la testa vi sparve dentro, tutto il suo corpo si agitò, e il vestone cadde sulla tavola.
—Bada,—gridò la mamma,—che non sia sudicio sotto il collo!—Ma lo scuoteva già colla mano in alto, fuori della tavola.
Betta era rimasta con quel fazzoletto nero e una camicetta scura, tutta rattoppata, attraverso la quale traspariva pietosamente la sua figura di scheletro. Quasi per una subita sensazione di freddo si scostò per entrare nel sole.
—Dammi una sedia, ma rimettiti al tuo posto; non ti voglio vicina, nè quando taglio nè quando cucio.