Non rispose. L'altro si alzò nervosamente dinanzi a questa fanciulla, che lo dominava colla propria indifferenza, parlando a monosillabi come dentro a un sogno. Non pareva accorgersi di essere sola con lui in quella camera, sebbene fossero bastati pochi minuti per farle confessare tutta la vita.
—Chiama tua madre perchè vada fuori a comprare quello che vuoi, pago io. Che cosa ti piace? A quest'ora le botteghe sono ancora aperte.
—Adesso no, non potrei mangiare.
—Ma nemmeno lei, tua madre, ha mangiato?
—Più tardi, più tardi,—ella concluse stringendo le palpebre per frenare le lagrime, che le ricominciavano, e rialzò la testa con atto quasi violento. Erano gli ultimi guizzi, forse le ultime resistenze della sua volontà, mentre un'improvvisa paura le gelava il sangue, spegnendole quella luce lontana negli occhi.
Avevano già parlato troppo: a che scopo? Se ne accorgevano entrambi. Sullo stoppino della candela una larga bracia lasciava salire un tremulo filo di fumo turchiniccio: nella stanza l'aria pareva diventata fredda.
Il loro silenzio si allungava sotto la pressione di uno sforzo sempre più greve. Egli la guardò fisso facendola trasalire come ad una puntura: il seno le ansava, e sul pallore marmoreo della faccia parve ondeggiarle un brivido luminoso. Si sentiva sempre la mano stretta fra le sue con una violenza quasi dolorosa, mentre egli si agitava sulla scranna col volto mutato da una nuova fisonomia. Improvvisamente, colla testa pesante per quel digiuno di quasi due giorni, la fanciulla non seppe più pensare, come sotto una di quelle sensazioni di sonno così soverchianti nei bambini; un freddo le stringeva lo stomaco e un torpore le saliva simile ad un'ombra sino agli occhi. Poi le sembrò di vedere la luce della candela avvampare in un incendio, che subito si spegnesse.
Egli le aveva messo una mano sul collo scendendo ad accarezzarlo sotto il bavero della giacca, e col volto quasi sul volto glielo bruciava coll'alito.
—Dammi un bacio.
Ella glielo diede.