Tutto il gruppo dei signori vicino a lui aveva riso, mentre egli invece si faceva scuro, e la mamma pallida, imbarazzata, non sapeva come richiamarla. Tornarono subito a casa: la mamma pianse nello sgridarla, pareva avvilita, spaventata.
—Perchè mai facesti così?—seguitava ad esclamare guardando la vecchia serva, che questa volta divideva le apprensioni della padrona.
Tina non lo sapeva, ma finalmente potè comprendere che le altre due temevano di restare sole, senza le solite visite di quel signore. Invece non ne fu nulla: quel signore tornò la sera dopo e non si lagnò dell'incontro: la piccina si sentiva trionfante, benchè non osasse dimostrarlo vedendo sotto l'allegria della mamma lo stesso sgomento di prima.
Poi la mamma era troppo buona con lei.
In quel tempo ella non si lagnava più di quei dolori: era rifiorita, aveva un sorriso dolce, che rallegrava la bambina. Senza pensare a nulla, con un cassetto pieno di giocattoli, Tina cresceva dentro la gioia di un capriccio: non le insegnavano nulla, la mamma la conduceva raramente in chiesa, non le parlava mai del babbo o dell'avvenire. Le tristezze di altre volte erano dissipate: certi giorni la mamma insisteva perchè si facesse venire qualche voglia, soltanto per il piacere di soddisfarla. Adesso la casa era piena di roba: vi erano molti armadi, dei comò, in cucina tutto era aumentato: si beveva sempre del vino buono, e a pranzo raramente mancava il dolce.
Un'estate la mamma andò con lei e la vecchia serva ai bagni di San
Casciano.
Ma questa felicità non aveva durato.
Tina aveva veduto entrare in casa un bel soldato con una sciabola lunga e gli speroni, che gli tinnivano ai tacchi: e veniva sempre di sera, e la mamma e la serva si raccomandavano che ella non dicesse niente con alcuno, specialmente col vecchio signore. Ma la serva riceveva male il soldato, se capitava quando la mamma era fuori: Tina stessa, così piccola, sentiva per lui una ripugnanza invincibile. La vita in casa era mutata: fra la mamma e la serva si tenevano sempre il broncio, ma era la mamma che non osava rivoltarsi alle parole e ai gesti quasi sprezzanti dell'altra: entrambe vivevano in una continua agitazione. Tina se ne accorgeva a certi segni, alle dispute della mamma per la mancanza di danaro, o alla sua aspettazione febbrile per le visite di quell'altro signore vecchio, al quale adesso correva incontro senza alcun riguardo di essere veduta, quando egli la baciava.
Una volta la mamma invitò a cena il soldato, malgrado l'ostinata opposizione della serva. Tina aveva udita tutta la loro lunga lite nel giorno, e aveva capito che la mamma voleva più bene al soldato che al vecchio signore: la serva aveva persino minacciato di andarsene, perchè non si poteva, secondo lei, tirare innanzi così: era una pazzia, una stupidaggine.
—Vi farete mangiare viva da quel cialtrone di sergente.