—Non dire così.

—Pensate piuttosto alla vostra bambina.

La mamma era scoppiata a piangere e Tina aveva fatto altrettanto, correndo ad abbracciarla.

Le due deboli creature strettamente allacciate confondevano le lagrime sotto lo sguardo vuoto della serva, che finì anch'essa col commuoversi. Pareva un giudice: anche la piccina lo sentiva, e con l'istinto seduttore della natura femminile lasciò la mamma per farle una carezza.

—Tu sei cattiva,—disse col suo fare importante, mentre invece le pigliava una mano per condurla alla mamma.

—Cuore mio, cuore mio!

La pace fu conclusa. Tina aveva trionfato ottenendo persino, contro ogni opposizione della serva, che voleva metterla a letto più presto, di cenare fra la mamma e il bel soldato con la promessa di non parlarne ad alcuno.

Ma invece di divertirsi si era annoiata, perchè nè l'uno nè l'altra le badavano: parevano assorti in un segreto, che si comunicavano a parole sommesse; qualche volta Tina vedeva la mamma stringere sotto la tovaglia la mano al soldato, il quale sorrideva arricciandosi i baffi neri.

Ella preferiva il vecchio, che la prendeva sulle ginocchia e dandole un bacio diceva con un sorriso buono:

—Portalo alla mamma.