—Nessuno,—rispose Tina sorridendo.

Bettina aveva quasi nove anni, ma non ne mostrava che sei: la sua fronte sporgente sotto i ciuffi dei capelli, era stranamente pensierosa su quel viso di bimba.

Diede a Tina il topo da tenere, e dopo una pausa, senza guardarla in viso, ricominciò:

—Perchè non sei venuta dopo che quell'uomo se n'è andato?

—Anch'io stavo male: venni pure a portarti il cioccolatino prima di andare a letto.

E per mutare discorso le propose di alzarsi.

—Levati, altrimenti per stare troppo a letto perderai le gambe: non vedi,—seguitava tirandole su il vestone,—come sei diventata? Dà retta: alzati e vieni di là, nella mia camera, intanto che preparano il pranzo.

—Chi ti ha dato i quattrini? L'uomo di questa notte?

—Quale uomo vai sognando?—E la voce le tremava nella menzogna, come se quella bambina potesse avere tutto capito nel dramma appena incominciato la sera innanzi:—Le tue scarpette debbono essere dentro al comodino della mamma; ecco le calze, mettile da te.

—Che cosa mi fai fare nella tua camera?