Tina la guardava senza sapere che fare, ma la bimba, sforzandosi a non piangere, seguitò con accento corrucciato:
—Anche tu mi dici la bugia come la mamma, quando va fuori e mi lascia sola per delle mezze giornate. Ho udito bene la tua mamma ritornare su per le scale con quell'altro, un uomo, che camminava anche lui in punta di piedi. Io riconosco il passo della gente per le scale; la mia mamma si era messa all'uscio. Chi era? dimmelo.
—Che cosa può importartene?
—Anche tu andrai via.
—Sei gelosa di me?—disse Tina sorridendo,
—No, no,—stridè stizzosamente:—non lo sono più, perchè non mi vuoi più bene.
—Come non me lo hai detto subito, ieri sera, quando sono venuta a portarti il cioccolatino?
Questa domanda imbarazzò la bambina.
Una ruga le si disegnò nel mezzo della fronte, riprese il topo dalle mani di Tina e tacque, stringendo la bocca come per non parlare più. Tina rimaneva perplessa davanti a questa curiosità ostinata.
—Fra poco ti alzerai; almeno per mangiare con noi.