—Volevo dirvi,—quella seguitò umilmente:—siamo in miseria: la povera ragazza è appena vestita.

—A questo ci penso io: bisogna presentarsi benino.

—No: intendevo dire che foste indulgente: la ragazza soffre e diviene facilmente ombrosa.

—Devo andarla a chiamare?—chiese la signora Veronica.

La mamma rimaneva perplessa: si vedeva che una domanda difficile le si presentava allo spirito senza che ella trovasse la forza o il modo di esprimerla. Nel volto scarno, pallido, gli occhi chiari tremavano d'inquietudine.

—Che cosa volete dire?—intervenne per aiutarla la signora Veronica.

—Dite francamente, oramai io so tutto… perchè ella mi ha raccontato i vostri casi.

—Ecco…

E si fermò: un pudore orgoglioso le impediva di andare avanti. Non l'azione, ma il suo motivo la facevano vergognare, impedendole di sostenere lo sguardo fisso e duro dell'altra, che naturalmente aveva già capito. Ma appunto per questo le lasciò crescere l'imbarazzo.

—Spiegatevi dunque.