— È solfato di rame, — seguitava accalorandosi nella dimostrazione con una cadenza sempre più marcata nel suo accento napoletano, mentre dalla fronte calva gli colavano grosse righe di sudore. — È quel medesimo solfato, che si usa per le viti e per pulire le botti; forse non è molto puro, ma guardi. —

Ne versò sopra un mattone del pavimento poche gocce, che vi fecero subito una larga chiazza nera.

— S'immagini poi nello stomaco; egli ha bevuto da quasi tre quarti d'ora.

— È tardi, — ripetè ancora Checco.

— A ogni modo bevi questo secondo bicchiere di magnesia.

— Perchè? —

La sua indifferenza finì coll'impressionare anche il dottore: io guardavo ed ascoltavo, sentendomi tremare dentro.

— È finita, lo sa anche lei, mi lascino stare.

— Allora ti ordino un po' di ghiaccio: devi bruciare.

— Ho le fiamme.