— Perchè vi siete voluto ammazzare? —

Egli, mi teneva ancora la mano sotto il lenzuolo, la strinse convulsamente senza rispondere. Seguì un silenzio; si udiva tremare la sedia, sulla quale la vecchia si era rannicchiata dietro il letto, mentre Lisa, sfuggita nell'altra stanza, tornava a guardare dallo spigolo dell'uscio.

— Metteremo miseria, si capisce, — disse il cancelliere bonariamente, stringendosi il grosso naso nella mano sinistra, un gesto che gli era abituale.

Tutti si guardarono: allora il medico si mise a spiegare la patologia del caso, aiutando il cancelliere, che s'interrompeva spesso nello scrivere per la difficoltà di stendere quel periodo, il più importante del processo verbale. Ci vollero almeno cinque minuti: poi il pretore chiese:

— E la prognosi, dottore?

— Non posso precisare, perchè sintomi di morte immediata non ci sono; ma il caso non ammette dubbio. Non hai vomitato ancora? — si voltò a Checco. — Questo sarà il sintomo decisivo della erosione e della distruzione dei tessuti nello stomaco; se non accadono altre complicazioni, probabilmente morirà per collapso.

— Potrà vivere qualche giorno?

— Non crederei: c'è da scommettere per domani mattina: però non posso affermarlo.

— Scriva, cancelliere. —

Parlavano come se nessuno li ascoltasse.