— La mia musica vale di più: non è già un divertimento.

Anna si arrestò; poscia guardandolo con malinconia:

— E quando sarai famoso?!

— Presto — replicò Giorgio, che non comprese il significato della domanda.

— Va a suonare, va.

Era vero. Il direttore d'orchestra venne a casa di Gaspare, e si mostrò poco commosso. Incoraggiò il ragazzo a proseguire, ma notò subito molti difetti di scuola e di interpetrazione: i tempi non erano sempre giusti, le note affettavano una smanceria di linguaggio umano, i bassi avevano poca profondità. Solo gli acuti gli piacquero.

— I vostri acuti sono perlati — disse finalmente; — avete superato una grande difficoltà.

Quindi Gaspare gli si raccomandò per un concerto, dipingendo alla propria maniera la posizione di Giorgio, ed insistendo con tale servilità, che l'orgoglio del ragazzo cominciò a sanguinare.

Il direttore promise così così, ingrandendo gli ostacoli, il pubblico che era svogliato, i concerti giù di moda, e sfruttati da tutti i grandi suonatori vaganti; nullameno procurerebbe, e disse al ragazzo di andare da lui per la risposta decisiva e per intendersi sulla musica. Egli aveva scritto un concerto per violoncello e pianoforte, ancora inedito, che potrebbe servire a meraviglia.

— Anzi, anzi — esclamò Gaspare — sarà una magnificenza.