Ma la sera del concerto quella evocazione della sua anima doveva essere visibile a tutti, lì, presso lui, vestita come un angelo, colla veste troppo lunga, che le si ammassava ai piedi, e il corpo spossato.

Quel fantasma era una ossessione, che non lo lasciava più.

Gaspare gli andava dicendo:

— Studii troppo, ti ingrosserai la mano e l'orecchio.

Finalmente arrivò la vigilia del gran giorno.

In quel mese l'Anna era talmente deperita, che quando Giorgio se ne accorse rimase sgomento. Nullameno ella gli aveva cucito sei camicie alla moda e due cravatte di raso nero, che lo fecero piangere di una tenerezza mista quasi di rimorso. L'Anna si era forse uccisa a lavorare per lui; infatti non le restavano più che la pelle e le ossa, con due grandi occhi azzurri giù nella profondità dell'orbita, brillanti di una luce intollerabile. La sera, quando Giorgio tornò di bottega coll'abito nuovo, ella pretese che se lo provasse, e gli accomodò con civetteria di donna il nodo della cravatta e i riccioli sulla fronte. Ma dopo un lungo esame concluse che il soprabito era mal fatto.

— Quando sarai ricco, bada di vestir sempre bene — esclamò con un'ammirazione malinconica, che lo fece arrossire; quindi:

— Adesso va di là in cucina; lascia qui il violoncello, ed entra come se questa fosse la sala. Io mi metto là in fondo; tu entri, fai l'inchino al pubblico, ti accomodi a sedere, e suoni. Ti voglio vedere.

— Perchè non vieni al concerto?

— Io, così! finiresti col vergognartene.