Giorgio, che si sentì penetrato troppo, fin dove non voleva arrivare egli stesso, abbassò il volto; ma ella proseguì:
— Devi entrare disinvolto, sai? Non t'impacciare, il mondo è senza simpatia per quelli che lo temono, senza pietà per quelli che lo fuggono. Vediamo, va.
Giorgio andò: stette nella cucina due secondi, poi aprì l'uscio, e si avanzò superbamente fino alla sedia, presso alla quale aveva lasciato il violoncello; fece un piccolo cenno col capo, e si adattò l'istrumento fra le gambe, saggiandone l'accordatura.
— Vuoi che suoni? — disse smettendo la posa teatrale, e rivolgendosele con un sorriso.
— No — ella rispose trattenendo uno sbocco di sangue.
Quindi aperse il comò; ne trasse uno scudo, e glielo offerse.
— Divertiti, va a teatro.
— Ma perchè mi fai tutto questo? — proruppe commosso ed umiliato da quella bontà inesauribile.
— Dà mente a me, distraiti; domani sera suonerai meglio, altrimenti stanotte non dormirai.
— Allora mi spoglio.