Giorgio impallidì.

Mary si gettò attorno uno sguardo, vide che non erano sorvegliati, gli stese rapidamente una mano, allungandogli il volto e mormorando:

— A te?

Giorgio non capì o non si arrischiò di cogliere quel bacio.

Da quel giorno furono amanti. Egli si sentiva scoppiare d'amore e d'orgoglio, ella era allegra come prima, e cominciava già a canzonare la sua aria fatale. Parlavano spesso di musica senza intendersi, perchè Mary non la pigliava che come un divertimento, col quale interrompere gli altri, e Giorgio invece come la più alta manifestazione del pensiero religioso. Laonde nell'amore egli non sognava che conversazioni mute guardandosi negli occhi, effusioni sentimentali, baci al lume di luna, mentre nel suo orgoglio di povero plebeo avrebbe voluto vedersi ai piedi quell'ereditiera di milioni offerentesi con una trepidazione di terrore.

— Mi amerai sempre, sempre? — le domandava spesso cogli occhi gonfi.

Ella rispondeva di sì col suo più bel sorriso, e poco dopo gli parlava di un viaggio in America, dove resterebbe forse due o tre anni. Giorgio non osava insistere; una volta ella gli disse leggermente:

— Vieni anche tu?

— Non posso — mormorò Giorgio, pensando alla spesa, ed obliando in quel momento le risorse del violoncello.

— È vero, non ci pensavo.