Un'altra volta, che erano al piano, avendo provato la canzone del salice nell'Otello, Giorgio nella soave vanità d'impietosirla cesse finalmente, e le raccontò la propria vita, le sofferenze da bambino, la mamma morta all'ospedale, l'eroismo, il martirio dell'Anna. Ma Giorgio, combattuto ancora dalla falsa vergogna della miseria, raccontava così male che Mary, invece di sentirsene tocca, finì quasi col riderne.
— Sarà stata innamorata di voi!
Giorgio rimase colpito dall'osservazione e peggio da quel voi, che non avevano mai usato nella loro secreta intimità. Troncò il racconto, ma tornando al violoncello non seppe resistere alla compiacenza di spiegarle, come ne avesse fatto il sepolcro romantico dell'Anna, e vi avesse incisa l'iscrizione. Questa volta Mary non si tenne.
— Bello! — esclamò curvandosi vivamente per leggere l'iscrizione.
— Questa invece è brutta: se me lo aveste detto, vi avrei disegnato delle magnifiche lettere. Datemi quel temperino che almeno le accomodi.
E piegandosi sulla cordiera, si mise realmente a correggere gli sgorbii. Giorgio non poteva osservare quello che facesse, ma il legno così grattato metteva tali stridori di lamento, che il pensiero gli corse all'Anna moribonda, mentre dalla figurina di Mary, quasi accovacciata sul violoncello, gli veniva un'emanazione odorosa e penetrante.
Mary si volse ridendo:
— Leggete
QUI GIACE ANNA VENTURI
«SUONATE PER LEI»
Aveva aggiunto monellescamente: ma vedendolo rannuvolarsi, e fare come un gesto di minaccia, fuggì sghignazzando per la porta.