Da quel giorno cominciarono gli attriti secreti; ella, che affettava di esser gelosa di quella morta, e gliene rinfacciava ad ogni momento l'affetto; egli, che sentiva in quei rimproveri una punta avvelenata di scherno per la propria miseria di artista, mentre tutte le bramosie dell'uomo gli si destavano impetuosamente dinanzi a quella donna, che aveva col fascino morbido della sensualità tutte le lusinghe laceranti della civetteria. Ogni giorno si accorgeva di amarla di più e di rovinarsi per quest'amore, che gl'imponeva di vestirsi sempre a festa e di non pranzare più alla bettola. Adesso l'ortolana doveva cucinargli un pranzetto, che egli aveva la scortesia di trovare costantemente poco buono. Una volta indispettita ella lo punse sull'americana, e Giorgio proruppe in una scena.
Intanto l'amore non inoltrava; non si erano ancora baciati, non avevano parlato di matrimonio.
Giorgio volle metterne il discorso una sera, ed ella rise, perchè la mamma voleva farle sposare qualche signore toscano, che avesse un gran titolo.
— Non ci penso neanche, verrà poi — ella concluse.
A Giorgio parve di morire. Un avvilimento pieno di rancori gli rovinò sulla coscienza, e non parlò più. Mary sembrava non accorgersene, la signora Edvige colla faccia rosea, incorniciata di capelli bianchi, illuminata da una grande espressione di bontà, vegliava in quel momento su di loro come sopra due fidanzati. E quella mamma così buona non aveva capito quell'immenso amore per sua figlia! Ma Giorgio era povero, senza parenti, senza posizione, senza nome: se lo confessava, e subito dopo l'orgoglio di artista gli saliva al cervello, bruciandogli le lagrime degli occhi. Paganini non aveva sollevato l'Europa guadagnando milioni e milioni? Paganini aveva forse più ingegno di lui? Quindi un odio ancora voluttuoso, un disprezzo feroce e carezzevole gli veniva per Mary, una donna, che non sapeva indovinare quello che egli sarebbe forse tra poco. Giorgio ignorava ancora che la donna è quasi sempre così, e non può amare gli uomini superiori se non a patto di abbassarli. Ma se nella propria alterezza di artista avesse forse potuto consolarsene, essendo povero e plebeo si arrovellava di restarle socialmente inferiore; mentre la signora Edvige, parlandogli dei futuri concerti, si dichiarava sua protettrice, e s'incaricava fin d'ora della vendita dei biglietti, promettendogli con certo accento particolare grandi incassi.
Quando arrivò il mese di luglio, alla villa si discusse dei bagni. La signora Edvige preferiva Pegli, il babbo Viareggio: Mary non consultò nemmeno Giorgio, e la mamma, invitandolo, gli disse che a Viareggio sarebbe forse possibile qualche concerto.
— M'incarico io di prepararvi il pubblico, ne avrete fin troppo, e potremo mettere il biglietto al prezzo che vorrete. Io ne sono pratica; spesso la stagione delle acque vale quella dell'inverno.
Giorgio era rosso come una bragia, ma l'accento della signora Edvige era così sincero e benevolo, che egli comprese di non potersi offendere. Fortunatamente Mary sopravvenne, e, distraendo la mamma, gli diede il tempo di rimettersi. Mary parve non accorgersi del suo imbarazzo.
— E così venite? — insistè la signora Edvige.
Egli balbettò alla meglio di aver incominciato un altro poema, e di voler restare nella solitudine per finirlo.