A queste parole, pronunciate coll'accento più freddo, Bartolomeo ebbe davvero spavento. Il carattere serio del violinista fra tutti quei cervelli scapestrati gl'ispirava una tale stima, che non dubitò nemmeno dello scherzo. Ma Bodoni non gli diede il tempo di rimettersi.
— Io ti osservavo, sai. Tu le hai fatto la corte tutta la sera: negli intervalli, quando ti parlavo, eri distratto, pensavi a lei. Senti, mio povero Bartolomeo. Tu lo sai se ho amato nessun contrabbasso come te: questa passione ti ucciderà. Nel — Gran Dio, morir sì giovane — la Patti si è voltata per vedere quale era il contrabbasso, che accompagnava con gemiti così sdegnosi e profondi le sue ultime grida di disperazione. In quell'occhiata le vostre anime si sono intese, ma una barriera insormontabile dividerà sempre i vostri corpi. Ella è un soprano e tu un basso. La natura e l'arte ti hanno votato all'accompagnamento, per te non vi sono duetti. Tu non dormirai questa notte: domani sera soffrirai come un dannato vedendo il tuo tragico ideale trasformato in una Rosina briosa sino alla sfrontatezza; perchè capirai, che se la Patti dovesse trattarti, avrebbe per te le maniere canzonatorie di Rosina e non la dolcezza mesta di Violetta. Poi la Patti partirà, e tu cosa farai a Bologna? Penserai a lei.
— Senza dubbio — esclamò Bartolomeo.
— Questo pensiero ti ammazzerà, perchè l'impotenza è più micidiale dello stravizio, e il desiderio logora più dell'uso.
— Ma io non sono innamorato.
— Generosa menzogna! Tu vuoi salvare la tua donna dal ridicolo: ma giacchè sei generoso, sarai naturalmente sciagurato. Ella non ti imita, e affronta la caricatura: in questo momento la Patti e Niccolini sono in una camera da letto dell'Hôtel Brun. Tu impallidisci — gridò — mentre tutti invece lo facevano arrossire, guardandolo: infelice, tu vali più di Niccolini, e morirai della sua morte! Avete quasi la stessa età: solamente tu morrai di fame, ed egli precisamente dell'opposto: te l'ho già detto, ma se il desiderio logora più dell'uso, l'uso ha questo di orribile, che logora anche il desiderio.
Queste ultime parole portarono l'ilarità al colmo. Ma il padrone disse di voler chiudere, e il gruppo degli amici dovette alzarsi. I conti della birra e del vino sviarono per un momento l'attenzione, Bartolomeo potè alzarsi, ricevette ancora qualche risata, e, infilandosi il sopratutto, si avvicinò alla porta. Una contestazione minacciava d'insorgere, l'oste piuttosto villano alzava la voce, quando Bartolomeo si ricordò improvvisamente di essere aspettato a casa, si volse, diede un'occhiata e, vedendosi inosservato, se la svignò.
Quando arrivò a casa, Adelaide, che lo attendeva, da due ore, lo accolse malamente. Per un motivo inesplicabile, invece di coricarsi, lo aveva aspettato in cucina, a tavola, con un vecchio mazzo di carte in mano.
— Finalmente! — esclamò con quella collera fredda, che in certuni è il colmo della esasperazione.
Bartolomeo divenne mogio mogio, perchè aveva paura: Adelaide era la sua amante da sei mesi. Si erano conosciuti da lunghi anni in teatro senza parlarsi, poi il caso li aveva messi ad uscio e uscio, e allora avevano stretta relazione, passando alle intimità per finire nell'amore. Ma veramente non si amavano. Adelaide, vedova, aveva maritata l'unica figlia fuori di Bologna, e, rimasta sola, s'ingegnava a levar le macchie dagli abiti, a stirare, per buscarsi la vita; poi la sera, capitando, faceva la corista al Brunetti o la cameriera alle prime donne di prosa e di canto, che vi transitavano. Naturalmente a tutti questi mestieri la sua coscienza si era fatta più larga che pulita. Ella non se ne nascondeva, anzi sui primi del loro incontro aveva affettato una tale insubordinazione beffarda a tutti gli scrupoli, che Bartolomeo, timido anche in quell'età, trovandovi del piccante, si era lasciato accalappiare. Solo, di costumi morigerati, suonando tutte le sere, aveva messo da parte qualche cosa; l'Adelaide l'aveva indovinato. Quindi cercò di attirarselo, e Bartolomeo gliene fornì il pretesto; poichè, costretto a mangiare in trattoria come tutti gli scapoli, aveva finito per rimpiangere la vita di famiglia, il pranzetto quotidiano discusso ogni sera ed allestito ogni mattina, le piccole provviste, le festicciuole, tutte le gioie casalinghe, pigre e squisite malgrado la loro volgarità. Alla trattoria non poteva fare nessuno dei propri comodi, non sbottonarsi il corpetto e il primo bottone, il più alto, dei calzoni, come la natura gl'imponeva sempre a mezzo del pranzo: l'inverno aveva freddo alla testa mezzo calva, ma tenere il cappello mangiando era troppo, la berretta sarebbe stata abbastanza, ma non l'osava per soggezione dei camerieri e degli avventori. Sopra tutto la pipa l'angustiava. Bartolomeo possedeva una enorme testa di moro, in spuma, diventata nera come un moro originale, e nella quale fumava da molti anni in casa per non correre il rischio e l'incomodo di portarla fuori. Il solo astuccio era già un bauletto, la lunghissima cannuccia, a nocciolo d'ambra, e di ciliegio boemo, diceva lui, odorava ancora. Per Bartolomeo questa pipa era quasi tutta la famiglia, perchè il vecchio merlo dal becco giallo, che teneva in cucina, rappresentava l'amicizia. Pranzare modestamente in cucina, massime l'inverno, col merlo che verrebbe a beccare sulla tavola, la pipa, carica come una bomba inoffensiva a fianco, con un immenso paltò spelato, che gli faceva da veste da camera, annusando il profumo dei piatti sopra i fornelli, dando un'occhiata alle casseruole, servendosi e servendo qualcuno, era da lungo tempo il suo ultimo sogno. Secondo lui le serve erano tutte ladre; giovani aprivano la casa agli amanti, vecchie ai figli e ai parenti. Così, ammassando qualche mobile e le stoviglie necessarie a piantar casa, aveva oltrepassato la cinquantina senza sapere neppur egli come: una volta faceva da scrivano in uno studio di notaro, poi aveva smesso, e non faceva più nulla. L'inverno andava al sole nei giardini pubblici, e si fermava coi giardinieri in lunghi cicalecci: al tempo cattivo in qualche caffè a leggere i giornali o giocare la partita a domino, o da qualche amico. Del resto suonava spessissimo, anche di giorno, avendo la clientela di quasi tutti i curati: non vi era festa senza il suo contrabbasso.