Poscia aveva conosciuto l'Adelaide. Una volta doveva essere stata piuttosto bella, adesso era ancora benissimo conservata: aveva le carni vermiglie, i capelli neri, i denti bianchi. Naturalmente le borsine degli occhi si cominciavano a gonfiare, e gli angoli della bocca le si raggrinzivano; ma il suo seno aveva ancora un magnifico turgore, massime per la vita troppo corta e le spalle un po' tozze, che lo facevano stare più alto. Il resto era quasi insignificante, statura comune, naso regolare, fronte egualmente, come nei connotati dei passaporti. Solo, come segno particolare, aveva una lanuggine, oramai barba, lungo le guancie, e due occhietti neri, rotondi, affossati, di una mobilità eccessiva, a volta a volta di una gelida durezza. Adelaide conquistò Bartolomeo in pochi giorni. La prima domenica pranzarono assieme in cucina, la stessa sera Adelaide rimase nella sua camera. Bartolomeo era felice: l'Adelaide, da donna accorta, aveva conservato la propria stanza, che comunicava colla cucina e rispondeva libera sul pianerottolo, per ricevervi qualcuna delle proprie pratiche: vi aveva messo un fornello, e talora vi stirava. Ma siccome qualche soldo lo guadagnava essa pure, sul principio contribuì alle spese domestiche. Fu un incanto, giammai due coniugi avevano vissuto più armonicamente. Bartolomeo ringiovaniva, sebbene si accorgesse di non essere innamorato. Sedotto da quel benessere sensuale, cui l'ordine e l'economia davano quasi un'apparenza di virtù, e soddisfatto nell'egoismo di vecchio celibe, che vorrebbe la famiglia senza i suoi impicci, si abbandonava morbidamente in quella nuova vita del focolare. Avevano comprato un fusto di vino e un mezzino di castagne da cuocere sotto la cenere alla sera. Adelaide, che s'intendeva veramente di cucina, preparava certi pranzetti, ai quali Bartolomeo paragonava con voluttà orgogliosa i pranzi della locanda, cogli umidi riscaldati mille volte e gli arrosti lessati prima nella pentola. Ma, per l'istinto di tutte le felicità e la prudenza naturale ai suoi anni, Bartolomeo non aveva aperto bocca con alcuno; solamente aveva finto di sdegnarsi coll'ultimo oste e di averne trovato un altro, che gli mandava il pranzo a casa. Infatti la colazione colle ova e la Gazzetta dell'Emilia la faceva sempre al solito caffè.
Ma Adelaide lo dominava. A poco a poco gli invadeva tutta la vita a forza di rendergliela comoda e di risparmiargliene le brighe. Gli aveva compiuto il fornimento della casa, aumentata la biancheria, rimesso quasi a nuovo il vecchio letto di noce a due posti, ricoprendolo di un grande baldacchino bianco e decorandolo di una bella madonna a stampa colorata. Ella stessa faceva la spesa, e stabiliva il pranzo: gli fissava l'ora per tornare a casa o per alzarsi, lo mandava sino in giro per qualche commissione, che egli sulle prime accettava con una specie di contentezza galante. Se non che una volta avendo voluto rifiutarsi, ella fu così ragionevole nelle osservazioni e severa nelle parole, che dovette arrendersi con un sentimento di soggezione. Quello fu il primo sintomo del servaggio. Poco tardarono gli altri, insignificanti all'apparenza, ma così frequenti, che si trovò arretato prima di sentirsi nella rete. Un altro giorno gli fece una scena di gelosia. Bartolomeo, che non vi aveva mai pensato, ne ringalluzzì, ma poco dopo si sorprese a pensare sul passato poco scabro di lei, e a domandarsi se alla propria volta dovesse essere geloso. Il problema era difficile, la china molto sdrucciolevole. La loro vita di camerati, alla quale la differenza di sesso aggiungeva un'attrattiva di più, leggiera fino allora, diventerebbe una vita di matrimonio, tanto peggiore quanto era fuori della legge, il giorno che, facendosi geloso, affermasse la propria solidarietà con quella donna. Si accorgeva di non amarla, ma che d'ora innanzi non avrebbe più potuto fare senza di lei. E lì erano rimasti, quando capitò la Patti. Adelaide, che avrebbe voluto servirle da cameriera per buscarsi qualche grossa mancia, non voleva saperne di corista, ma quando si vide rifiutata per la prima volta, diceva lei e non era vero, la sua collera e la sua lingua non conobbero più freno. Bartolomeo, cui i lirismi dei giornali avevano desto il prurito delle negazioni, l'aveva secondata, promettendosi a teatro una cattiva impressione; ma a rovescio di ogni calcolo, sollevato dal più grande entusiasmo, si era nella sincerità della propria grossolana natura dimenticato persino della Adelaide.
Quando entrò nella cucina, e la vide alla tavola colle carte in mano, allibì: la fisonomia dell'Adelaide stanca dal sonno e gonfia dall'ira, non prometteva niente di buono; e, sintomo spaventevole, ella non si era tratta nemmeno il sopratutto. Bartolomeo indovinò, che lo aspettava così da quasi tre ore. Poi le sue frasi a pranzo contro la Patti gli tornarono nella mente, urtandosi coi discorsi entusiastici della bottiglieria. L'Adelaide fu tremenda. Invano per calmarla egli affettava la più grande docilità; la voce di lei si alzava ad ogni parola, stridula e sibilante, come uno scudiscio, sferzandolo, non lasciandogli nemmeno il tempo di offendersi, destandogli una inesprimibile ripugnanza per quella donna, che gli si rivelava in un momento, mentre la sua anima era tutta piena della rivelazione della Patti. Ma colla prudenza di un uomo, che sa compatire una stranezza, e rattenuto da un sentimento delicato, poichè l'Adelaide non era in fondo che sua ospite, e si sarebbe vergognato di cacciarla così su due piedi, si lasciò generosamente opprimere: solamente, essendogli sfuggito un moto di diniego ad una sua laida stupidaggine contro la Patti, ella esclamò furiosamente:
— Ah! anche tu sei innamorato di quel baccalà?! Tutti urlavano stasera: sì! perchè non la vedevano da vicino come noi. Va là, è secca come un uscio, ha tutta la pelle grinza. Se ci aveste guardato al collo, invece di guardarla cantare, ve ne sareste accorti. Ci voleva ben altro che quel vezzo di perle, che ella si sarà guadagnato senza cantare. Oh! — insistette ad un altro suo moto — credi che cantasse anche allora! Sarebbe carino per l'uomo in quel momento di sentirla stonare, perchè la tua Patti stona. L'ho sentita io, non importa che mi dicano di no, perchè le orecchie io le ho buone, più degli altri, e me ne sono accorta. Sì, stona come Niccolini, che è vecchio come te ed è il suo amante: degni uno dell'altro: vivono assieme e guadagnano assieme — aggiunse con un sibilo, che esprimeva più di tutte le frasi di Bodoni.
— Cosa importa se ama Niccolini — disse nobilmente Bartolomeo.
— A me?! e a te?
— Io...
— Mo! innamòrati: è la donna dei vecchi; già alla sua età bisogna essere ragionevoli. Non ho fatto così anch'io? — strillò, guardandolo con una sfacciataggine, che era il colmo dell'ingiuria.
A questo insulto, che lo toccava nella sua sola debolezza, Bartolomeo provò una stretta al cuore.
— Solamente — seguitò, gonfiando il petto e arrovesciando il collo con moto d'orgoglio — la tua Patti pare la carcassa di un ombrello. Pelle e voce, come i rosignuoli; non è vero, tu che la credi tanto brava, la prima donna del mondo?