Egli si destò di soprassalto, ma l'altra non badando alla prostrazione del suo aspetto, cogli occhi sfolgoranti di disprezzo:

— Ah! tu non ne saresti capace. Te lo leggo io; sta attento, come tratta in Spagna la tua Patti; — e senza dargli tempo nè di rispondere, nè di capire, con voce concitata, che la passione di quel momento aguzzava come un pugnale, spuntandolo tratto tratto ad una frase, gli lesse un articolo riportato da un giornale di Madrid. Con stile vivace, pieno di reticenze insidiose e di approvazioni ironiche si narrava come re Alfonso si fosse invaghito della Diva e per non imbarazzarsi con Niccolini, diventato geloso fuori di tempo, gli avesse fatto bere d'accordo con lei un narcotico a cena. Niccolini si era addormentato, ma o la dose fosse troppo lieve, o essi profittandone subito facessero troppo rumore, si era svegliato prima. Allora il re aveva sorriso e se ne era andato; Niccolini era rimasto e aveva bastonato la Diva. Forse questa era una storia di giornale, ma l'Adelaide lo credeva, e:

— Tieni — fe' lanciandogli il giornale sul ventre — te lo diceva pure: è una... e si fermò meravigliata della faccia di Bartolomeo, che ella credeva allibito. Era quasi ilare.

— Ma tu! — esclamò.

Egli si levò in piedi. La pioggia scrosciava ancora nei vetri, il cielo si era fatto più buio, e nullameno egli riacquistava il bel colore d'una volta.

— Non eri dunque innamorato tu, che hai fatto tanto?

Bartolomeo ebbe un gesto di stupore, che voleva dire:

— Puoi crederlo?!

— Però confessalo, se non fosse stato così...

— Sei tu, che lo hai detto.