Ella entrò nella propria stanza, e l'altro, appena scomparsa, fece un gesto violento contro se medesimo quasi per darsi un pugno.
— Bamboccio!
Quella fu la sua sera peggiore. Per uscire di casa avrebbe dovuto rivestirsi, rimettersi le scarpe, riannodarsi il fazzoletto, tutta una farragine d'incomodi, dei quali ognuno aveva in quel momento l'intensità di un supplizio. Poi non sapeva, una volta fuori, dove dare del capo. Ma rimanere in casa, solo in cucina, coll'Adelaide di là, che lo sentirebbe andarsi a letto così presto, era impossibile. Tentennò lungo tempo in preda ad una collera, che cresceva di minuto in minuto, coi ricordi di tutte le contrarietà toccategli nella giornata e le difficoltà di una soluzione altrettanto inevitabile che impossibile.
Nei giorni seguenti cadde in una tetra malinconia, dalla quale non uscì nemmeno a teatro.
L'oscurità, che l'aveva protetto contro i pericoli del mondo permettendogli di vegetare prosperamente all'ombra come una pianta grassa, gli diventava una tenebra di prigione, fuori della quale il paesaggio ardente della vita spiegava la pompa delle sue decorazioni. Tutti erano felici intorno a lui, il giorno si occupavano dei propri affari, la sera andavano a teatro per divertirsi, mentre egli, accasciato tutto il giorno sotto l'incubo di se medesimo, doveva venirvi per diventare parte inavvertita del loro divertimento. Almeno la Patti aveva diecimila franchi ogni sera senz'essere schiava del pubblico. Al Brunetti due settimane dopo ognuno parlava ancora di lei, che era in Ispagna e faceva delirare quel popolo, ancora abbastanza romano per preferire l'orgoglio a tutte le virtù e il sangue a tutti i piaceri.
E allora si obliava nei sogni della Spagna, che non conosceva nemmeno per lettera, alla quale non attribuiva nè gli aranci, nè le palme, nè i costumi ancora medioevali, nè le architetture moresche capricciose come le sue colline e trasparenti come le sue nuvole. Però in fondo ad ogni sogno trovava sempre una tristezza più cupa, simile alla tenebra di una lanterna magica, che pare più densa quando l'apparizione è svanita. Il giorno non andava più ai giardini pubblici, che la esultanza di primavera gli rendeva odiosi, ma girellava per la città come tutti i vagabondi, che cercano d'ammazzare il tempo e invece soccombono sotto di lui. E poco a poco si scordava della Patti e dell'Adelaide, le due cause della sua infelicità, per non sentire che il proprio malessere, una stanchezza morale, che gli dava l'uggia di ogni persona, un esaurimento fisico, che gli dava la nausea di ogni cosa. Trascorse ancora una settimana. Il suo aspetto cominciava ad intristire, le borse sotto gli occhi gli si erano ingrossate, perfino il suo bell'appetito, l'amico fedele di tutta la vita, stava per abbandonarlo. Allora per disperazione cominciò ad alzarsi più tardi e a coricarsi più presto: aveva fatto una specie di raccolta di tutti i giornali, che parlavano della Patti, e li andava rileggendo. Qualche mattino mancò alla colazione del caffè, dove i soliti avventori si fecero caso della sua assenza; a pranzo non andò più alla trattoria, che aveva scelto dopo il disastro domestico, e si abbandonò alla ventura per l'izza di dover parlare col cameriere, o di incontrarsi con persone conosciute. Anche Bodoni, cui prediligeva sopra tutti, gli era divenuto insoffribile; mentre una delle sue ultime parole di quella sera alla bottiglieria gli era rimasta confitta nella memoria come un chiodo arroventato.
— Ella ti avrà reso miserabile per sempre!
Era un venerdì di primavera, era piovuto tutto il mattino, poi aveva soffiato un vento freddo senza spazzar via le nuvole. Il cielo era torbido, la città pareva bigia. Bartolomeo era uscito. Fosse il tempo o altro, si sentiva anche più triste; da due giorni non aveva quasi mangiato, aveva fatto un giro per il Pavaglione, era entrato macchinalmente in S. Petronio, poi era tornato a casa, sorpreso da un freddo, che in quello scoraggiamento prese per un sintomo di malattia. Si sdraiò sulla vecchia poltrona, affagottato dentro un paltò d'inverno, lasciando errare gli occhi sui tetti vicini, pei quali i passeri pigolavano lamentevolmente. Il sentimento della morte lo invadeva. La sua camera poco allegra per la qualità dell'arredo e il colore della luce gli ricordò quella della Traviata all'ultimo atto; proprio in quel momento tornava a piovere. Le percosse dell'acqua contro i vetri lo fecero fremere di terrore, poi abbassò la testa come un malato, e chiuse gli occhi. Il Bartolomeo di una volta era morto.
Ma la porta della camera si aperse con fracasso, e l'Adelaide entrò rossa come un gambero. Aveva un giornale in mano.
— Leggi — esclamò dandogli del tu per la prima volta dopo la rottura.