Ma quale colpa ne avevo io se ignoravo nella mia candida anima l'esistenza di questo punto vulnerabile nell'epidermide coriacea dell'uomo? Se lo studio delle virtù greche e romane mi avevano quasi instillato la convinzione che dire la verità fosse il miglior modo di mettere in pratica quelle illustri virtù?
Dunque in quel giorno si spiegava un passo di autore greco e vi si trattava delle Olimpiadi. Io sostenevo che le Olimpiadi erano uno spazio di quattro anni nel complicato Calendario dei Greci; il professore sosteneva che esso era di cinque anni. E certo io avevo più ragione di lui! Ma poi la disputa si inacerbì e, non so come, mi vennero fuori queste vere ma infelici parole, cioè che anche i professori di greco si preparano sulle versioni letterali dal greco.
Non l'avessi mai detto!
Quel maestro di umanità perdette d'un tratto ogni sua umanità, divenne furente e mi scacciò, come ho detto.
***
Dunque io lagrimavo silenziosamente sulla banchetta dei giardini pubblici, sotto quella dolce fiorita di rose, e un cantare lontano di uccelletti pareva come aiutasse le timide gemme a sbocciare.
Allora mi accorsi di non essere solo sulla banchetta.
Una giovane donna sedeva presso di me.
Io fino a quel giorno avevo conosciuto, anzi avevo combattuto con i tre generi, maschile, femminile e neutro; ma ignoravo che cosa fosse quell'essere delizioso e perfidamente saggio che è la femmina.
Era bella? era elegante colei che sedeva presso di me? Io ben sentivo il languore di due grandi pupille nere che sempre più si venivano scostando da un fine libro e si posavano, quasi avvolgendomi, sulla mia giovinezza lagrimante.