—Pur troppo, signora—sospirai—, e magari potessi rimediare al malfatto!

—Semplice—disse.—Carta, penna e calamaio. Vi detto io.

***

Ora io non ricordo più come avvenne, ma so per certo che per trovare carta, penna e calamaio, io salii con lei, da lei, nel suo appartamento.

Venne ad aprire una cameriera. Non ricordo l'appartamento. Mi parve strano e diverso da quello di casa mia. Perchè diverso, non so.

La camera da letto dove mi introdusse, era misteriosamente elegante, con un lettuccio piccolo, grazioso, tutto a trine.

Ma non conservo percezioni nette; soltanto ricordo che un brivido morboso si veniva impadronendo di me, mentre ella con calma esacerbante si toglieva, allo specchio, tutti quegli strani armamenti della testa.

Mi pareva che qualcosa di inusitato, di enorme dovesse fra poco succedere.

—Ma sapete—disse—che l'abito nero dà un bel caldo! Deve essere caldo, oggi.