—Ma non si faccia compatire; ma non faccia ridere il pubblico—gli gridava dal treno, come dall'alto di una tribuna, un giovane signore, tutto vestito di bianco che pareva un sorbetto vanigliato.

—Lei ha violato la mia personalità! Quel signore ha violato la mia personalità!—denunciava il piccolo signore nero con gli occhi fuori dalla testa, con una voce così irosa, che guai per l'elegante giovinotto se il vecchiotto avesse avuto il resto del suo fisico così bellicoso come la voce.

Un professionista del furto nei treni? Mai più! L'elegantissimo giovane scese anche lui per dare spiegazione al pubblico che si affollava.

Semplicemente uno che voleva chiuso il finestrino. Invece il vecchio signore lo voleva aperto.

—Soffro d'asma!—diceva, e questo era evidente, chè pareva minacciato da una congestione.

—E se soffre d'asma? Io non posso mica sacrificare il mio vestito e il mio panama (il panama che il giovane aveva in testa era veramente bellissimo ed immacolato) alla sua asma!

Così si riaccese la disputa lì sul marciapiede, con l'intervento giuridico dei signori ferrovieri e dei signori viaggiatori. La questione giuridica sui finestrini aperti o chiusi fu dibattuta con quell'entusiasmo del tutto italico per le questioni bizantine. «Esiste un articolo del regolamento...!» «Non esiste niente, invece! Chi è immediatamente vicino al finestrino, è padrone del medesimo». «Sì, ma i finestrini laterali sono piombati. Esiste solo il finestrino di mezzo. Quello di mezzo è collettivo!» «Ma nel caso specifico erano due soli nello scompartimento e perciò non si poteva invocare l'appello alla collettività.» «Esisteva però sotto la vecchia Mediterranea un articolo che dava diritto di chiudere dalla parte del vento!» «Ma oggi la Mediterranea è scomparsa: non esiste che lo Stato.» «Le ferrovie di Stato hanno creato un subbisso di regolamenti: ma nessuna regola specifica oggi esiste in relazione ai finestrini aperti o chiusi.»

L'elegantissimo giovane con calma imperturbabile dimostrava la assoluta inferiorità delle ferrovie di Stato italiane, rispetto alle ferrovie estere. «Chi ha viaggiato all'estero, sa che nei vagoni-salons è diffusa l'abitudine di tenere chiusi i finestrini in qualunque stagione; e se quel signore non sa fare a viaggiare...» «Io non so fare a viaggiare? È il mio mestiere viaggiare...—fremeva il vecchio signore.—Del resto, qui è unicamente questione di essere gentiluomini o mascalzoni».

—Be'—disse il capo-stazione intervenendo—a che punto siamo? Sciocchezze, sciocchezze! Capo-treno, dia la partenza.