Oh, allora sì, il signor capo si sarebbe «arrangiata» la barba che oramai diventava grigia, ed avrebbe speso allegramente il capitale esuberante della salute che rifioriva nel suo corpo.
Da anni ed anni tempestava la direzione per un trasferimento in una città grande: era lì, rimaneva lì, e non aveva più altra speranza che quella di ammalarsi sul serio e poter ottenere un congedo.
Ma come fare ad ammalarsi? In quella piccola stazione dall'aria balsamica, la gente ci veniva per salute all'estate, ed egli aveva la soddisfazione di vedere bensì in quel tempo aumentato il suo lavoro, ma senza potere avere la consolazione di ammalarsi.
***
Una mattina di luglio, una ben calda e serena mattina, io presenziavo l'arrivo di un piccolo treno, che usurpa il nome di diretto.
Il signor Capo, tra spedizione merci e spedizione viaggiatori, ne aveva sino oltre al berretto paonazzo. Tempo di villeggiatura per la restante umanità! Un piccolo rossore alla fronte, un parlar secco allo sportello dei biglietti, un saluto glaciale a me, mi avevano fatto capire che quella mattina la caldaia cerebrale del signor Capo era in uno stato di ebollizione pericolosa.
Il treno si era appena fermato che un piccolo signore, da uno scompartimento di prima classe, si era affrettato a chiamare:
—Aprite, presto, presto!—Poi si era calato da sè, come se la carrozza fosse in fiamme: ma un po' impediva il ventre che sporgeva dagli svolazzi di un giacchetto di orléans nero; un poco era colpa delle gambine esili, che non riuscivano a toccare il predellino.—Dove sono i carabinieri? i due carabinieri regolamentari?
Le guardie del treno, la gente si affollò subito d'intorno a quel signore, invocante l'intervento di quegli uomini neri e rossi, i quali, benchè siano da alcuni considerati come un arcaismo nella società moderna, tuttavia costituiscono la più visibile manifestazione della giustizia umana. Essi però erano assenti.