Questo Polifemo era innamorato di Galatea, la quale era una bella ninfa del mare, bella e bianca come il latte. Aveva un solo occhio, Polifemo, ma le lagrime che pioveva per la passione di Galatea non erano per ciò meno abbondanti, e i sospiri che mandava su la zampogna silvestre facevano tremare le foreste dell'Etna.
Ma Galatea veniva su dal mare e gli faceva, maramao! e poi con le compagne vezzosamente rideva del rozzo amatore, e tratta dai delfini, gli facea davanti scorribande pel glauco mare.
Queste cose, assai vecchie, sono consegnate nei libri degli antichi poeti.
Ma i poeti hanno trascurato di dirci che guai per Galatea se fosse giunta a tiro di mano di Polifemo!
Per troppa furia d'amore se la sarebbe messa in bocca come un fondant e se la sarebbe ingoiata, per goderne tutto il sapore.
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Ebbene, qualche cosa di simile accadde tra il signor conte Guido Ubaldo e la signora Fanny, o donna Fanny, come ella amava chiamarsi; perchè ella era una dama molto aristocratica. «A Roma—e sospirava—andavo ai balli di Corte!»
Ci fu un giorno che il signor conte si trovò al contatto della mano della signora Fanny, e dopo la mano venne il braccio e dopo il braccio venne il resto, finchè... «Finchè il signor conte ingoiò così come stava la signora Fanny...?» Per l'appunto: finchè la sposò, così come stava.
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