Senza cominciare da Beatrice Portinari, che gettò nella mente del suo pallido amico l'idea della Divina Commedia, quante donne potrebbe registrare la storia che furono cagione dell'opera egregia di tanti uomini illustri!
Ora la signora Fanny non si proponeva certo di far comporre al conte una Divina Commedia, e nemmeno di iniziarlo alla vita politica. Ma le pareva opera degna della sua muliebre intellettualità e di quell'istinto materno che fu depositato dalla natura nel segreto di ciascuna discendente di Eva, richiamare alla vita quel disgraziato conte.
Perchè io non ho detto tutto: ma il vero è che il conte Guido Ubaldo portava un bel nome storico, che il suo patrimonio era cospicuo, e il castello che abitava era stato testimone di antiche storie. Con questi requisiti, un uomo si doveva seppellire in campagna? vestire a quel modo? condurre l'esistenza di un fattore?
«Ma salva e redimi quell'infelice nostro discendente», pareva dicessero alcuni ritratti antichi a donna Fanny, il giorno che il conte la condusse a visitare il castello.
Fu così che donna Fanny si decise, perchè oltre a richiamare il conte Guido Ubaldo a vita conforme al proprio grado, c'era tutto il castello e le sue adiacenze da riformare.
Riformare la mobilia, se non in tutto almeno in parte: tutte quelle sale tetre con quei mobili neri, roba d'altri secoli, consunti dai tarli, roba da antiquari, sostituirli con aerei, azzurri, rosei mobili di stile floreale; e bianco e oro alle pareti; e su la spianata invece di quei funebri cipressi, spianarvi un lawn-tennis, e perchè no? sostituire il vecchio e geometrico giardino all'italiana con tutti quei vasi di limoni, con tutti quei corridoi di verdura, con un vago e vario giardino all'inglese.
C'era insomma da consumare l'attività di una donna anche meno intraprendente della signora Fanny. Ma più che il castello, stava a cuore a donna Fanny di riaprire e rimodernare il palazzo comitale di città; e più che il castello e più che il palazzo, le stava a cuore di rimodernare e aprire alla vita il suo volonteroso secondo consorte.
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Così adunque vennero celebrate le nozze.
Gli sposi partirono, e si racconta che, nei primi tempi, molto viaggiassero, e in grandi città facessero loro dimora.