—Ti pesa?

—Piuttosto: ma vedremo di rimediare. Di'? tu, oilà, vuoi andare più in alto, al terzo piano, che ti porto meglio?

Tì!—rispose la piccola mimma con quella sua languida voce di cantilena.

lo capisco: vuol dire —disse il babbo.

—Eppure pesa così poco, pesa: magari pesasse di più—disse la madre.

Il babbo sollevò la bambina sua al terzo piano: cioè a cavalluccio sopra le spalle.

***

Il babbo e la mamma erano assai giovani: lei una donna scialba, delicata, lunga, troppo lunga. Doveva essere stata vezzosissima pochi anni prima: ma la maternità intensa aveva fatto quasi repentinamente sfiorire la sua giovinezza; aveva deformata la sua persona. Le mani erano lunghe, trasparenti: le orecchie, il naso mostravano le cartilagini. Lui, sì, era un bruno, aitante, esuberante, forte maschio. Pareva che la sua giovinezza fosse ancora sorpresa del laccio ineffabilmente tenue e infrangibile del matrimonio, rappresentato da quella mimma esile come la mamma, da quella sposa patita. Eleganti erano l'uno e l'altra: ma di diversa eleganza: in lui era l'eleganza che cerca il piacere, in lei l'eleganza che non va oltre il decoro e la nettezza.

Dunque la sollevò, la sua mimma, sulle spalle, al terzo piano.