—Provare per credere—dissi io—come per le tue pillole.

—Precisamente—disse con gravità Ballesio.—Senonchè Mariuccia allora non era Giunone; era Ebe; Giunone, quale tu la ammiri adesso, diventò un poco per volta. Ebbene io, a differenza di molti uomini, inconsapevoli della verità, intuii subito che avrei fatta una deplorevole fine nella mia qualità di marito. Bada bene però, e vedi di non confondere: mia moglie era, come è adesso, l'esemplare delle mogli; ma tu devi sapere che le facoltà ragionative della donna non hanno sempre la stessa sede di quelle dell'uomo. Supponi, per modo di dire, che in mia moglie le facoltà ragionative risiedano nell'epidermide, e che la sua epidermide dicesse allora: «io ho bisogno di vestirmi—quando mi vesto—di seta e di pietre preziose», e poi di' quale doveva essere la mia sorte che non potevo comperarle che un abito di cotonina! Io sentivo la necessità di diventare ricco appunto per non diventare un marito, come dire? infelice. Ma come si faceva a diventare ricco? Lo sai tu?

Io sospirai.

L'immortale Ballesio mi spiegò e disse:

—La donna è la glandola della ricchezza. Pare un assurdo, ma è così. La donna è come la pituitaria, la tiroide, la surrenale, glandole superflue in apparenza. Ma tu portale via, e l'uomo diventa l'ombra di un uomo. Sopprimi la donna, e tu hai l'uomo che ritorna allo stato selvaggio e cretino.

Dopo ciò Ballesio bevve un cognac, e seguitò:

—A quei tempi io reggevo una farmacia a Montefalco. Guarda che per andare giovane di farmacia in quel paese bisogna essere morti di fame. In una settimana tu non fai cinque lire di banco. Il mio predecessore era scappato via per disperazione, portando con sè quel po' di chinino che c'era e una mezza dozzina di barattoli antichi.

Io, appena arrivato lassù, avevo messo fuori un gran cartello: Farmacia uso Roma. Sai tu cosa vuol dire farmacia uso Roma? Io no. Probabilmente era uno sfogo di quel genio della réclame che mi si sviluppò in seguito. Una sera d'inverno, dopo l'avemaria, stavo al buio pensando al mio avvenire di marito infelice. Sentivo nella stanza di sopra, ogni tanto, il passo di Mariuccia. Ella bubbolava dal freddo, poverina! e doveva tenere sotto le sue adorabili sottane un vile scaldino di carbonella. Sai tu quali orrendi pensieri devono passare per la mente di una bella giovane costretta a bubbolare dal freddo in un paese come Montefalco? Io sentivo già i brividi sul mio capo. O Mariuccia—esclamai—o io morirò, o tu avrai un camino grande come una fornace; e quando vorrai andare a spasso, avrai una carrozza con quattro cavalli che ti tireranno dove vuoi. Allora, capirai, di automobili non si parlava dalle nostre parti; non esistevano le mie pillole; il termosifone era una cosa sconosciuta.

Ed ecco che un Marcantonio di montanaro, grosso e alto come la bottega, mi spalanca la vetrina, entra e butta sul banco una cosa, e dice con disprezzo:

—Questa tientela per te.