Guardo. Era una carta senapata.

—Non ha fatto effetto, galantuomo?—dico io.

—E che effetto vuoi tu che abbia fatto?—mi dice. Non mi ha grattato nemmeno la pelle.—Ora, prosegue l'ineffabile Ballesio, tu sai la storia dell'uovo di Colombo, della lampada di Galileo, del pomo fradicio di Newton! Ebbene, quell'uomo è stato la mia lampada, il mio uovo, il mio pomo marcio. Sentii, come farti capire? una luce trapassare la mia mente, un lampo; ma avevo trovato!

—Amico—dissi con effusione a quel villano—vieni fra due ore e avrai, ti giuro, il cerotto che tu vuoi e che ti guarirà.

Due giorni dopo l'uomo tornò. Mi mostrò la sua schiena che era tutta una piaga; ma lui era esultante: era guarito!

Io avevo inventato il famoso cerotto di Sant'Antonio. Nelle nostre campagne chi non conosce adesso il cerotto di Sant'Antonio? I farmacisti delle città avevano dimenticato la esistenza dei forti lavoratori della terra, la cui epidermide, perchè sa—come si dice oggi—il lavoro dei campi, è insensibile ai comuni revulsivi. Avevano dimenticato questa elementare psicologia della medicina popolare che un farmaco è creduto tanto più efficace quanto più si sente e fa male.

—Ma tu dici delle bestialità, Ballesio.

—Mai più! È affare di autosuggestione. Il villano si sente bruciare e pensa: «ecco, io guarisco!» Pensare di guarire spesso vuol dire guarire. Aggiungi poi dietro il cerotto l'imagine di Sant'Antonio, del grande taumaturgo, e tu hai la spiegazione dell'immenso successo del mio specifico. Devi poi notare che nelle nostre campagne c'è ancora un po' di religione e i parroci, con una piccola percentuale sulle vendite, hanno fatto una réclame strepitosa a questo revulsivo che cura sciatiche, lombaggini, raffreddori e, dopo usato per l'uomo, tu non lo butti via, ma ne incolli la immagine nelle stalle per la protezione delle bestie.

Dopo il cerotto di Sant'Antonio, la via era aperta. Un giorno contemplando la mia signora che si svestiva allo specchio, esclamai: «Dio, che tesori! ma perchè devono esistere fanciulle clorotiche, smunte, senza l'onore di quel seno e perciò prive della venerazione degli uomini e della santa gioia della maternità?» Pensare questo ed inventare le mie pillole fu un attimo. Ah, tu ridi? saresti buono anche tu di far le mie pillole, eh? Ma di persuadere l'umanità che con le mie pillole si guarisce, fui capace io solo.

E Ballesio assunse la sua aria di grand'uomo. E aggiunse gravemente: