—Vuol dire—spiegava il capotreno ai circostanti, un giovanotto quasi elegante—che all'estero adoperano un tipo nuovo di spazzaneve a ventilatore per liberare i binari. Qui siamo ancora al vecchio tipo che non è buono se non a buttare la neve da un binario sull'altro; e poi con una neve come questa non va.

La signora, dopo avere protestato, si dovette anche lei adattare al fatto reale; aspettare, pazientare, tacere.

Passava, interminabile, il tempo.

Quando la superba umanità intuisce una forza che non può vincere, con cui non può lottare, si abbatte avvilita, muta. I carrozzoni, specie quelli di terza classe, potevano richiamare in mente certi carri-bestiame, pieni di corpi immoti, attoniti.

Ma i bambini si udivano gemere: qualche donna piangeva. La fame! Qualche vigoroso, qualche ardito discese: dal casello vicino, da una cascina si potè avere un poco di pane: ma era una disputa feroce: la si intravvedeva nei vagoni di testa.

Calava la sera.

—Signora, posso offrire?

La signora pareva sofferente: era scossa come da brividi.

Il signore aveva tolto dalla grossa valigia di cuoio una fialetta di essenze.