—Il sentimento, mi dica il sentimento che lei, signore, prova quando vede due giovani che si vogliono bene.

L'uomo filosofico meditò e poi disse:

—Oh, una gran cosa, sublime e terribile! Veda, signorina, comunemente il pubblico, quando osserva due amanti camminare su e giù per i luoghi solitari; o, a tavola, negli alberghi, come può essere qui, li vede alternare un boccone e un sospiro; e lasciare in pace la bistecca per appiccicarsi per mano; e fare sbocciare piccoli baci dalle labbra socchiuse, ebbene allora il pubblico grossolano crede e giudica che ciò sia cosa immorale. Ma niente affatto...

—Ma sicuro...—disse l'Argia con molta approvazione.

—Adagio: la mi lasci finire, signorina. Per me i due innamorati non sono due che si divertono; ma due meschinelli, due inconsapevoli lavoratori e servi di quella grande autocrate che si chiama Natura, i quali, poveretti, ubbidiscono a certe leggi che impone questa fatal Natura. A me è accaduto lo stesso come accade a voi. Ho amato, ho baciato e poi..., e poi e poi è nata quella lì. Allora ho sentito la mia giovinezza morire, ed ho sentito che la mia vita non aveva più altro ufficio che quello di difendere questo piccolo debole fiore delle mie carni.

L'uomo filosofico prese la Pina sulle ginocchia e la guardò con grandi occhi, umidi e dolci; e domandò:

—Lei non ha mai pensato a queste cose, signorina?

La graziosa Argia questa volta non rise.

Ma il giovane, recingendo alla sua bella amica il fianco, disse:

—Lei deve essere filosofo, caro signore. Ma in verità ella è troppo filosofo, e perciò non è più filosofo. Anch'io sono filosofo e come studente di medicina, è quasi un dovere essere tale. Certamente io convengo che la natura imponga queste leggi. Ma il nostro dovere di uomini civili è di non pigliarlo sul serio il codice semi-barbaro della natura. Frodarle fin dove si può queste leggi! Questo sì è il segreto della vita!